Battisti, basilico e bionde



Si sveglia presto Michele. Inutile cercare con la mano, Giulia non c’è. Ha provato a chiamarla al telefono fino a tardi, ma il cellulare sembra spento e ora gli sembra troppo presto per riprovare. Prende dal frigo del latte e lo beve avidamente fino a finire il cartone. Risistema il divano, una doccia e poi esce per andare a comperare qualcosa. L’aria è sempre calda, ma per fortuna il supermercato non è lontano. Prima di entrare si ferma e prova a ritelefonare. Nessun segno, nessuna risposta.
All’ingresso hanno messo in vendita delle piante aromatiche, Michele fa un giro passando le dite sulle foglie, odorandole con calma come a rifrescarsi l’anima. Non acquisterà nulla, lo sa già, ma gli piace quel momento. Gli fa tornare in mente il vecchio balcone di casa e le cure della madre.
I reparti sono sempre uguali e lui si muove a memoria, quasi nessuno sforzo nell’evitare prodotti che non gli sono veramente utili. In sottofondo sempre la solita musica fatta di antichi successi o semplici melodie attuali. Gli piacciono i supermercati, gli piace l’ordine degli scaffali, lo scoprire prodotti nuovi, le donne che ci girano dentro. Di ognuna di esse gli piace immaginare la storia, congetturare su dettagli e particolari. A volte si è trovato anche in imbarazzo, per uno sguardo troppo insistente o per aver seguito, quasi inconsapevolmente, la stessa persona tra i zigzag degli scaffali. Donne curatissime e altre trasandate, corpi flaccidi sull’orlo dell’abbandono e altri le cui rotondità esprimono gioia, sposine preoccupate di non dimenticare nulla e quarantenni atterrite dalle etichette.  Gli sono sempre piaciute le donne così come ne ha avuto sempre paura. Difficile spiegarlo. Michele più volte ha cercato di capire. Descrivere quella sensazione di imbarazzo e meraviglia, il timore nel non lasciarsi andare. La banalità di deliberate recite.
Alla cassa poca coda. Il vecchio pensionato cerca con affanno le ultime monetine mancanti sotto lo sguardo severo della cassiera d’assalto. Lui ha lo sguardo di chi vorrebbe scusarsi con il mondo intero per il fastidio che crea. Per essersi permesso di far perdere tempo, per essere in difficoltà. Lei, quello di chi non scopa da tempo.  Michele tira fuori una moneta da cinquanta centesimi e l’aggiunge alle altre che sono state già racimolate, mentre il vecchio cerca ancora nelle tasche. La cassiera, veloce, si è accorta della sua mossa e ritira tutto.
“Tutto bene, tutto bene” ripete all’uomo che sembra dubitare.
“Ma… e i trentotto centesimi?” 
“Tutto bene”. Ripete per la terza volta la bionda cinquantenne. Ha già iniziato a passare la merce di Michele e quando è il momento di pagare sottrae alla spesa i dodici centesimi che avrebbe dovuto tornare di resto prima.
“Non si sa cosa fare, vorrei poterli aiutare… ma… lei capisce…”
Michele annuisce e saluta. Sì, pensa di riuscire a capire. 



«Supermarket giovedì tu lavori lì
direttore tu lo sai dimmi dove è lei
non c'è non c'è
ammalata forse è
comunque qui non c'è.
Comprerò le banane,
le banane comprerò
ma però
dove è andata stamattina non lo so.
Scatolette colorate
carni rosa congelate
c'è di tutto intorno a me
ma lei non c'è, no.
Supermarket, supermarket supermarket.
Supermarket venerdì, tu lavori lì.
Dimmi ieri come mai
tu non eri qui.
Tutta colpa della frutta
ne ho mangiata troppa
e così sono stata a letto giovedì.
Anche tu
ami tanto le banane, anche tu
ma però costan troppo le banane e perciò
questo nostro grande amore,
che sfortuna, oggi stesso finirà
per questioni vegetali di risparmio
ed anche di praticità.
Questo nostro grande amore che sfortuna... .»

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