Sulla luna lo squalo graffia un barboncino rosa - 1 -


A Isauro ci piaciunu i masculi. Lui se li sogna sempre ogni notte che ci fanno la festa e la manu allora ci parti che poi si senti megghiu.
Anche ora ci sta pinsannu abbiato sopra al divano. Laria è ferma e umida come a dentro a una buttigghia di salsa caura. Si camulia la pelle che se la sente tutta appiccicata e sotto le dita ciarresta la lurdia. Palline niure che Isauro ammutta nterra prima di non pinsarici chiù.
Secondo a Lucio la colpa è di quel nome che sua madre cè lha voluto dare a tutti i costi macari che era di fimmina. Lucio è lunico amico ca ciavi. Macari a iddu ci piaciunu i masculi ma con lui non cinnè fantasia a futtiri ca è ponchio e la cedda mancu si viri sutta la panza. Invece a Isauro ci piaciunu quelli della pubblicità con tutti i muscoli ca nesciunu di fora e u pisci ca cinnè assupicchiari.
Si fici taddu. Isauro si susi e sinni va a farisi una doccia. Canninannu continuano a cascari pezzi di pelle che cerano rimasti addosso. Pari a Pollicino. Sua madre cè la contata tante volte quella storia.
Ncoddu ciavi sulu i mutanni e ci voli un attimo a trasiri sutta lacqua fridda di gebbia che a lui ci piace accussi. Cumu u gelu.
" Isà! Mettaccilla lacqua caura ca ti veni a cervicale!"
Sua madre ci urla dalla cucina che le conosce le stranizze di quel figlio. Lunico. Poi u signuruzzu non ce ne ha dati altri e per fortuna che già era stato difficile crescene uno senza patre e senza famigghia.
Isauro sallicchittiia e nesci. Ha conosciuto uno vecchio alla villa. Robba di quaranta cinquantanni e quello non cià tentato subito che a lui invece ciavissa macari andata bene che i soddi fanno comodo. Però cè piaciuta questa cosa romantica che non lo sapeva che si poteva fari macari tra i masculi come i fidanzati.
Quando si vedono quello pari suo padre. Tutto giacca e cravatta e un ciaru di vavveri che sale alla testa. Si fanno un giro in mezzo ai vialetti però non parrunu ma poi quello ci dice a levapilo:
"Ti va se andiamo a casa mia?"
Isauro non cè mai voluto andare nella casa dei clienti ma questa volta si sente più sicuro e allora accetta accalannu la testa e dicennu un sì che pare di fatica. La machina è parcheggiata vicina. Una di quelle a due posti che lui le ha visto solo posteggiate.
"Cosa fai allora?"
"Iu? Nenti"
"Come niente? Non vai a scuola?"
"Scola? Dio minniscanza! Le suore si facevano la croce al collegio e accussì non ci ii chiù"
Alberto arriri. Alberto è il nome del signore e Isauro lo talia mali che non ci piace essere pigghiatu po' culu.
"Picchì arriri?
"Pensavo alle suore. Hai la patente? Vuoi guidare tu?"
"Non cillaiu la patente"
"Ma hai ventanni no? O mi hai detto una bugia?"
"Senti chivvoi?"
Isauro si sta innervosendo e accussi ci dice di fermarsi che deve pisciare e quello si ferma vicino a un bar e ci runa macari i soldi per il caffè.
Alberto non lo sa che non lo vedrà chiù. Che u carusu nisciu senza farisi viriri. No. Non lo sa Alberto.
Talia la luna che accumencia a nesciri in mezzo al mare e adduma una sigaretta. Il braccio è appoggiato al finestrino. La faccia tunna è contenta. La machina cià il motore ancora acceso e la gente lo talia con tannicchia di invidia. Un canuzzu si avvicina e ci piscia sopra alla ruota ma lui non se ne accorge che ha altro per la testa. Ora è quasi notte.   

Commenti

  1. il titolo è già tutto un programma. leggo e aspetto.

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  2. Bene bene, qua c'è da leggere (e da farsi venir voglia di scrivere).

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  3. Sono arrugginito e demotivato, forse dovrei continuare a non scrivere :-(

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