Nella foresta Babbo Natale imita la carta geografica -2 -


Non ci voli assai a turnari a casa. Isauro cammina tranquillo che lui non si scanta di nenti e non cinnavi prescia. Locchi ogni tanto ci vanu nelle vetrine o sopra a qualche culo. E' indifferente. Cè tanta gente in giro. Comitive di carusi con la vespa. Coppiette tutte abbracciate. Minchiuni ca pensano di fari i spetti.
Isauro si ferma al chiosco e si pigghia una birra e unaltra poi e unaltra ancora. Fino a quando non lo vede che quello sta posteggiando la machina e ci mette poco a veniri vicino a lui.
"Ah! Si cà!"
Isauro fa finta di non darici confidenza ma poi non può fare a meno di taliarici a cedda in bella evidenza sutta i ginsi stritti.
"Finisci sta birra ca facemu un giro. Pavu iu!"
"Senti Luciano no sacciu..."
Le parole si fermano e lui è già supra alla machina e quello già se aperto la cirnera e ciammutta la testa che Isauro non ne fa di resistenza.
Non ci voli assai a finiri. Poi silenzio.
"Ti portu a casa?"
Isauro accala la testa. Luciano ciavi una cammisa russa e la vavva longa. Lui se lo guarda come se fosse una immaginetta di priari e pensa che quello da vecchio putissi addivintari come a babbo natale iautu e rossu comè. Oppure sò maritu.
Prima di arrivare Luciano si ferma ca ci vinni fami.
"A voi qualche cosa?"
Questa volta Isauro ci rici convinto di no. La verità è che lo vuole taliare senza farisi accorgere e così lo segue con lo sguardo fino a quando entra nel bar e dopo anche quando quello nesci con una raviola e sassetta di nuovo nella machina.
"Ni voi tannicchia?"
La ricotta caura accumencia a nesciri dalla pasta. Isauro ne pigghia tannicchia con un dito e se la porta alla bocca come su fussi uno di quei filmi di futtiri che ogni tanto si guarda.
Luciano arriri.
"Si na buttana precisa" ci rici e poi ci spalma tutta la raviola nella facci tendendolo con un braccio che quello questa volta ci prova a ribellarsi.
La machina riparte. Isauro si asciuga con un fazzolettina e Luciano lo porta fuori dalla città.
Non cè la forza u carusu per spiarici unni stanu iennu. Guarda i cartelli. Le case. Fino a quando la mappa ca ciavi nella testa sparisce e la città addiventa sciara. Foresta di petri.
Luciano astuta la machina poi lo fa uscire nello scuru della notte e lo spinge per una trazzera che Isauro fatica a vedere. Saranno cento duecento metri. Una porta. Una casa ca pari un deposito degli attrezzi.
Luciano ci fa calari i causi e lo fa piegare sopra a una seggia. E la prima vota ma Isauro non si lamenta. Non urla. Pigghia tuttu senza ciatari.
Non lo sa più quanto tempo è passato. Luciano sparisce e poi ritorna. Isauro invece mancu si lava.
Arrivatu a casa si metti di novu sutta lacqua fridda. Chianci.

Commenti

  1. mi sfugge il passaggio da Nicola a Luciano, per il resto, ti seguo!

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  2. era nato Nicola poi, senza dirmi nulla, è diventato Luciano. Non posso che obbedirgli :-)

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  3. Questa è bella, allora avevo capito giusto. Ho pensato che l'avessi fatto apposta, per mettere alla prova i tuoi fedeli (lol)

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