9. Poteri dell'antagonista. L'antagonista è dotato di poteri malefici che usa per combattere l'eroe.

I due carusi si ritrovarono in uno sgabuzzino che poi si accorsero subito che quella era la stanza del cesso. La luce era picca e ci vosi tempo per riuscire a vedere qualcosa. Che locchi si abituassero.

"E ora?"
"Ora ciccamu u palluni"
"Aspetta!"

Luciano pigghiau dalla tasca dei ginsi un accendino e un pacco di sigarette macari. Ne uscì una di quelle e sa misi na ucca accuminciannu a tirare.

"Macchiffai fumi?"
"No viri? A voi una?"
"No"
"E certo! Sì 'npiciriddu"

Due colpi di tosse ficiru capire che forse nemmeno lui era tanto cresciuto. Nel frattempo comunque continuava a fari luci con la fiamma dellaccendino mentre Calogero lo taliava senza dire una parola.

"Spicciati ca brucia stu cosu"

Da quella stanza passànu nello stanzone di lavoro. Cerano le teglie e la farina e i forni e il pallone finalmente. Era misu di lato che laspettava. A Calogero ci lucenu locchi.

"Eccolo!"
"Bene!"

Calogero si mise quel trofeo sotto il braccio pronto per uscire ma Luciano con un pugno ce lo fece cadere. La palla rimbalzò una para di voti e poi arrivò sopra a un sacco aperto sollevando tutta una nuvoletta bianca che lentamente scinniu comu fussi nivi sopra al pavimento.

"Chi stai facennu? Andiamocene che quello tra poco rapi e poi sù cazzi!"
"E certo! E troverà a te qua..."
"Non dire minchiate Luciano. Fozza moviti!"
"E chi le dice le minchiate? Ti pari picchì sugnu cà? Ti visti assira cu da carusidda. Ci vulevi passari a pumatedda alla fimminedda?"
"Iu minnistaiu ienno"
"Fermo!"

Luciano lo taliava arrirennu e nelle mani si passava un cutidduzzo comu su fussi stato una pistola dei coubboi. Come se quella lama ciavissi u focu.

"Tu si scemu! Leva du cosu ndo menzu! Forza che quello arriva veramente"

Per tutta risposta quello aveva iniziato a tagghiari tutti i sacchi che nel giro di pochi minuti la stanza era china di farina. Poi non contento accumiciau a rapiri le latte di olio e di salsa e le buste di zucchero per versarne tutto il contenuto 'nterra. Era una tragedia.

"Luciano macchissì pazzu? Finiscila! Macchistai facennu?"

Tutto successe in un attimo che dopo quelle parole lui cercò di fermarlo ma quello lammuttau che lo fece cadere. La testa ci andò a sbattere contro un carrello pieno di teglie. Calogerò sentì il rumore delle latte che cascavano e poi forse svenì. Non ne era sicuro. Fatto sta che non capiu chiù nenti. Si ritrovò poco dopo che arrinisciu a susirisi anche se ciaveva del sangue che ci colava nella faccia e la testa che ci scoppiava. Il pallone era ancora sopra il sacco. Nellaria cera feto di bruciato e non ci vosi molto a capire quello che quella testa di minchia aveva fatto. Calogero pigghiau di cursa la sua palla e cercò di uscire. Per acchianare era semplice che la tazza del cesso era quasi sotto allapertura e così mettendoci un piede sopra arrivò facile facile a nesciri fora.

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