4. Partenza. Per riparare il danno o per recuperare la perdita l'eroe deve lasciare la sua abitazione o il suo rifugio

Assittato sopra il trono Calogero appoggia le braccia al lavandino e pensa e poi ci accumencia a calari la testa che lui allinizio resiste ma a un certo punto crolla e saddummisci.
Sogna Calogero. E' un giocatore di quelli famosi e tutti lapplaudono che quando inizia la partita fa un tiro dalla sua porta potentissimo e il pallone sale nel cielo che quasi non si riesce più a vedere e poi ritorna verso la porta dellaltra squadra che si vede che il portiere non riesce a capire da dove può arrivare e corre a destra e a sinistra e non si decide e così quando quello arriva veramente e lui si tuffa non cè più niente da fare che la palla ha già passato la linea ed è entrata nella rete. E allora tutti si alzano in piedi e gridano il suo nome:

CA-LO-GE-RO! CA-LO-GE-RO! CA-LO-GE-RO! CA-LO-GE-RO!

U picciriddo sarrusbigghia e si accorge che sua madre lo sta chiamando. E' ancora intontito ma si runa una passata di acqua fridda nella faccia e dopo va a vedere cosa è successo che già lo sa che non si è fatto sentire quando è rientrato e che lei non ha ancora cenato e che forse macari ha bisogno di essere cambiata di nuovo.

"Calò. Calogero! Ma unni fusti?"
"Ero in bagno mamma"
"Sì. Sì. Scusami. La devi scusare a questa tua madre. Ti ho sentito entrare e nuddu mi arrispunneva e queste iamme accuminciano a dolirimi più forte e... Calogero! Aiutami Calogero. Aiutami!"
"Non ti preoccupari o mà. Aspetta. Aspetta ca ti rugnu a medicina. Dumani veni chidda do comuni?"
"No sacciu Calò. No sacciu"

E Calogero accumencia a pinsari che sì quella veni ogni tre giorni e già la matina prima lui laveva lavata e profumata a sua madre e poi ancora quando si era svegliato oggi che lui preferiva farla al mattino quelloperazione che di sira invece ci passava a fami e u sonnu. E non era perchè era pisanti sollevarla per cambiarici il pannolone e neanche pulirla ci veniva difficile. Il fatto era che quel pezzo di plastica chino di cotone e di merda e di piscio ogni vota lo faceva vomitare e doveva correre subito a ittarlo nella spazzatura che certe volta la lasciava a nura e tutta lodda nel letto a quella disgraziata e curreva a mettiri tutto nel cassonetto della munnizza sotto casa prima che lodore prendeva tutte le stanze.

Il medico sera messo a ridere quando sua madre ce lo aveva raccontato.

"E' un bravu carusu vostro figlio. E' tutta colpa delle medicine! Ma noi miracoli non ne possiamo fare. Ci vuole pacienza! Pacienza ci voli! E tu cinnai pacienza Calò?"

Il medico lo aveva guardato sorridendo che lui per tutta risposta ci aveva sputato nella facci e poi era nisciuto di corsa a giocare a pallone.

"Sì! Sì! E' dumani"

Ci rici accussì Calogero alla madre. Per confortarla. Per confortarsi. E quella scoperta ci fa veniri in mente di nuovo il suo pallone che lui allora la può risolvere già di matina la situazione e recuperarlo. Ma poi pensa che è troppo tardi. Che magari non ce lo danno. E allora si ricorda che arreri al garage del panificio cè una finestra nica per fare passare laria e così si risolve che ci andrà di notte. Senza chiedere a nessuno. Che nuddu ci po' luvari u palluni. 

Commenti

Posta un commento