20. Nozze dell'eroe. La storia si conclude con le nozze dell'eroe e una prospettiva di vita lunga e felice.

Alla casa di Cettina Calogero sabbuffa a scoppiare. Scieron ha preparato un pranzo come nelle feste. La pasta con il ragù. I puppetta e il fassumauru. U muluni ghiacciato. E per fine anche la torta.  A Calogero sopra alla tuvagghia celeste ci pare come a una nuvola nel cielo quella cosa ianca e tunna.
Mangiano e si cuntano le cose che sono successe. Anche il padre di Concetta pari cuntentu che forse è anche il vino che sè calato. Quel pomeriggio non ce ne ha travagghiu e accussì cè potuto andare sotto. Quando si susi si viri che è tannicchia mbriacu e allora saluta a tutti e sinni va a cuccarisi tannicchia mentre Scieron accumencia a fare i suvvizza. Cettina e Calogero invece decidono di farisi una partita a carte e si spostano nella stanza della picciridda.

"Cettina senti mi staiu cuccannu macari iu ca cè cauru e finii"
"Sì. Sì. Va bene! Ora Calò sinni va"
"Non cè problema u sai. Basta ca non faciti confusioni. U sai come fatto to o pa"
"U sacciu! U sacciu!"

Cè qualcosa di strano in quellultima risposta e infatti appena Scieron chiuri la porta Cettina ci parra sottovoce a Calogero. Come se ci deve dire un segreto.

"Ora accumenciano le feste"
"Chi voi riri?"
"Tu mutu! E guai a tia su cunti qualcosa!"
"E certo! Ma mutu picchì? Chi succeri?"

La risposta ce la dà quello che allinizio sembra un lamento e che poi aumenta tannicchia e continua in mezzo a parole che non si capiscono. A suspira.

"Ma stannu futtennu?"
"Almeno du voti o ionnu. Qualchi vota me o pà ci lassa i pinni cu stu iocu. Mu rissi Aitina a me cumpagna ca so o pa mossi accussì"
"Scieron però è simpatica. Me lero figurata peggio"
"Sì. E' vero! Megghiu di quella tapallara che cera prima. Furiava a casa tutta a nura e non sapeva fari nenti e non mi faceva mancu nesciri"
"E chi fini fici?"
"Macchissacciu! Na vota me o pà ci misi tutti i sò cosi arreri a potta e lei tuppuliau tutta la matinata e però io non ci rapii che così lui mi aveva detto. E dopo non lho vista più"
"Ci veni a partita chiù tardu?"
"E ce la fai cu sta panza china?"
"E certo!"
"Allura vatinni a casa ora. Poi però passa cà. Ci iemu nsemula! Vuoi?"
"Comu no? Va bene. Accussì viru su mangiau me o ma'. E poi mi rugnu una rinfrescata e pigghiu i scarpetti macari"

Calogero è contento. Cammina piano verso casa ma tra la panza china e u suli a picu accumencia a surari che deve mettere di corsa la testa sotto alla fontana per sentirisi megghiu.

"Calogero. Calogero si tu?"
"E cu pogghiessiri o ma'?"
"E comu fu il pranzo"
"Bonu! Bonu o ma''"
"Mi fa piacere. E ora? Chiffai nesci di novu?"
"Ciaiu a partita"
"Va bene! Va bene!"

Calogero si spogghia a nura e si metti dentro la vasca da bagno. Senza acqua però.  Non ce nè bisogno. Ci basta sentiri u friddu dello smalto per stare meglio. Con la mano trafichia in mezzo alle gambe fino a quando si sente tuttu russu na facci. Poi chiuri locchi che ancora cè tempo.

Il campetto della chiesa è un po' chiù nicu di quello vero. Ci stanno sette. Otto giocatori per squadra. A giocare tranquilli. A divertirsi. Ma quel pomeriggio sono in sei che quella è una partita importante. Di campionato. Che ci sono macari i figghi di Don Tano.
Lui viene messo di punta che Antonio e Michele invece giocano alle ali.
Arreri alla rete del campo cè Cettina che lo talia. E Iano. E anche Lino è venuto che sarà chi cè lo ha detto. Calogero si accorge che non è tanto bravo. Che quando ci stanno incoddu quelli dellaltra squadra quasi sempre ci riescono a luvarici u palluni. Però succede che verso la fine Antonio riesce a fare un cross perfetto. Che la palla scinni come radiocomandata verso di lui. E allora Calogero appoggia forte il piede destro a terra e si dà lo slancio. E andando in aria isa la iamma sinistra. E poi veloce veloce di nuovo il piede destro a calciare forte il pallone prima di cascare nterra.
Quando si susi cè silenzio. La palla è arreri al portiere. Allora Calogero urla:

"GOOOL! GOOOL! GOOOL!"

e si fa il giro del campo di corsa u carusiddu . E arriva fino a Cettina. E da dietro la rete la vasa.

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