17. Riconoscimento dell'eroe. All'eroe, già riconosciuto nella sua identità, vengono tributati gli onori del caso.

"Aspetta ca vi fazzu rapiri a saracinesca"

La voce di Don Tano si senti bella forte e poco dopo u sgrusciu del ferro ca si isa supera ogni altro rumore che viene dalla strada.
Cettina e Calogero entrano e lei gli prende di nuovo la mano e la stringe forte che tannicchia si scanta. Nterra è tuttu vagnatu ma non sembra che ci sono stati danni assai e anche nella stanza del forno dove cè Don Tano con i figghi ca pulizia cè solo tannicchia di fetu carristau appiccicato al muro. Insomma niente di importante.  Niente che non si può aggiustare.
Don Tano trafichia con le teglie. Cettina lo guarda con attenzione. Dai pantaloncini loddi ci nesci lelastico delle mutanne. Cè scritto "maschio" che accussi so mugghieri non si cunfunni quando posa le cose nei cassetti pensa la picciridda. La schiena ianca e pilusa ci brilla di gocce sutta la luci del neon e macari i mustazzi quannu si furia su loddi di farina. Quando si dedica a loro li talia con locchi semichiusi come su facissi fatica a metterli a fuoco.

"Vi stavo aspettando"
"A tutte e due?"
"A tutte e due. Mu rissunu che ceri macari tu"
"E cu fu?"
"E' importante? Ratici una mano ai me figghi ca iu acchianu a casa e mi canciu"
"Ma noi... ma io"
"Staiu tunnannu!"

I figghi di Don Tano continuano a travagghiari senza parlare. Michele u chiù nicu ci metti ne manu una scopa e una paletta e poi torna ad aggiustare il carrello che ci sautau una ruota. Antonio invece sistema i sacchi di farina e separa quelli ca si vagnanu dagli altri.
Luciano deve avere dato fuoco all'entrata pecchè qui cè quasi solo feto di bruciato e anche dellacqua dei vigili ne è arrivata picca.
Calogero e Cettina si sono messi a lavorare anche loro in silenzio e uno spazza e laltra raccoglie e poi abbia tutto in uno scatolo già chino di munnizza.

"Me patri mi rissi ca si bravu co palluni"
"Iu?"
"E cui se no? Viri qualcunaltro?"
"Mi piaci tirare al volo..."
"Ci voi veniri dumani a fari una partita?"
"E unni?"
"Nel campo della chiesa"
"E quando?"
"E cincu"
"Va bene"
"E cillai i scappetti?"
"Ciaiu chisti"
"E chicciaffari a gita da scola? Provati chiddi"

Michele ci fa viriri un paru di scarpette misi in angolo. Ci mancano i lazzi e però sono quasi nuove. Calogero se li mette subito che gli stanno a pennello. Una sciccheria.

"Calogero! Calogero! Iu minnaia iri. Mio padre sta per ritornare"
"Dobbiamo aspettare a Don Tano"
"Ma iu non posso"
"Aspetta. Putemu fari che cè lo dico io a to o pa"
"Certo. Accussì unchia a facci prima a tia e poi a mia!"
"E allora aspetta. Ora torna"

Gli altri due ora sembra che nemmeno li sentono o li vedono. Michele ha subito ripreso quello che stava facendo e Antonio ha cambiato stanza. Improvvisa arriva una musica.

"Antonio mettila chiù forti. Vi piaci? Me o pa' mi fici canusciri. Alessio e Nensi si chiamano"

Michele si trasforma e sorride eppoi accumencia a cantari dappresso al ritornello.

"Simme duje pazz nnammurate..."

Antonio rientra nello stanzone che abballa muvennu la testa e dietro di lui cè Don Tano tutto allicchittiato.

"Fozza niscemu!"

Calogero e Cettina lo seguono senza contraddirlo. La picciridda si allarma quando vede che stanno andando verso a so casa. Ma non parla. Non dice niente.

"Don Tano!"
"Salutamu"
"E tu chicchifai fora a stura?"
"E' cummia. Stamu iennu a fare una visita"
"Certo. Certo. Vi serve qualcosa Don Tano?
"No! Vi saluto"
"Saluto a vossia"

Don Tano si furia e scinni i scali sempre seguito dai due carusi. Cettina arriri pensando alla faccia di sua padre. Lo sa che non ce ne avrà problemi tornando per dormire.

Quando arrivano davanti alla porta della casa di Luciano il vecchio si furia e finalmente ci dice qualcosa.

"Ora vi stati muti e parrati sulu quannu ve lo dico io. Intesi?"

E senza aspettare risposta suona il campanello che di sicuro già lo hanno visto lì dentro quellarrivo. 

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