15. Prove difficili. L'eroe viene sottoposto ad alcune prove che devono attestare la sua vera identità.

Calogero accumencia a cuntari tutta la storia che tutta tutta proprio no perchè ha pudore a mittirici dentro anche il fatto della pumata o dellaiuto di Cettina. Però che era stata lei a telefonare lo dice subito che ancora non lo capisce che beneficio può avere quel pezzo di merda di Iano a cuntare quelle cose.
Don Tano ascolta e non parra e non si sarebbe capito nulla dalla sua facci se non ciavissuro ogni tanto tremato i mustazzi. Ma forse quello è solo un tic e non un segno di nervosismo come pensa Calogero.
Iano invece continua a ripetere "sì munsignaro!" "sì munsignaro" ma si capisce che ormai lo fa solo per non passare per quello che è:  un infame.
Quando Calogero finisce Don Tano vuole vedere la bicicletta e poi sinni va senza dire più niente seguito da Iano che proprio non ci  può più stare in quella casa.
Calogero non lo sa cosa pensare. Sua madre continua a non parlarci come se non ci fosse nessuno con lei e lui invece avrebbe bisogno di sfogarsi. Di capire. Accussì decide di chiedere a Don Ciccio. Lui di sicuro può darici qualche consiglio che il quartiere lha visto nascere e canusci a tutti. E poi è quasi lorario che verso le tre passa sempri sutta ai palazzi che porta i gelati.
A Calogero ci piace quello di limone che ha quel gusto dolce sulla punta della lingua e poi invece fa rizzari do friddu i cannarini. Eppoi macari che è una cosa di picciriddi iddu su pigghia nella coppetta il gelato che allultimo arresta tutto liquido e lui si allicca quella squisitezza fino allultima goccia.
Accussì Calogero aspetta e mentre aspetta ci cala il sonno che ha dormito poco e nenti. E saddummisci macari. Che proprio non resiste. E quando si sveglia è di nuovo scuru e una mano lo sta spingendo.

"Calò! Calò!"
"Chiccè? Cu sì? Ah zia! Comu stai? Chiccifai cà?"
"Tu comu stai! Taddimuscisti assittato na seggia"
"Io..."
"Sì. Sì. U sacciu. Senti... ci pinsai iu a to o ma'. Chiffai voi rommiri ancora?"
"No. No"

Calogero non lo sa ancora quando tempo è passato ma guarda la finestra e capisce.

"Menumali ca vinisti!"
"Mi chiamò alla finestra Don Ciccio"
"Don Ciccio?"
"Sì! Mi rissi di dariti unocchiata pecchè ti aspettava e non spuntavi"
"Aspittava a mia?"
"Accussì mi rissi"
"E tu? E le chiavi?"
"Mi puttau Don Tano"

Dicendo questo la Za Rosa fa un sospiro come se fosse stata imbarazzata per questa cosa. E insomma Calogero la può anche capire che quella è vitua e anche una bella donna ancora.

"Ah!"
"Allura chiffai? Voi mangiari?"
"Non cè nenti a casa"
"Ti puttai tannicchia di pasta"
"Sì! Allura sì!"

Rosa rapi una busta e tira fuori un fazzoletto legato che dentro ci sono due piatti a manteniri u cauru. Ma la pasta è già ncuppulata ca passau tempo assai da quando è stata fatta. Con tannicchia di olio una leggera frittura è una passata di ricotta salata la donna ce lo aggiusta quel mangiare e poi ce lo serve che ci consa macari la tavola.

"Comè?"
"Bona zia!"
"Essì. Senti..."
"Rimmi"
"Chiu tardi Don Ciccio passa a trovarti. Non nesciri"
"No. No. Non nesciu"
"Bene. Ora saluto a me soru e minnivaiu. Mi raccumannu"
"Va bene zia"

Calogero si runa una bella sciaquata alla faccia e si pulizia tannicchia e fa appena in tempo che Don Ciccio suona alla porta.  Sua madre già saddumisciu e allora u gilataru sassetta vicinu a iddu nel tavolo della cucina

"Mu rici chi cumminasti?"

Calogero non cià tanta vogghia di cuntare tutto di nuovo. Però non può non farlo. Lo sa che quello già conosce ogni cosa e non ci fussi bisogno. Ma lui anche se è nico lo ha capito che questo è lordine delle cose e uno certe tradizioni li deve rispettare. E non può tirarsi indietro. Questa volta però nella sua storia non nasconde niente ma quando finisce subito ci addumanna:

"Ma comu facevi a sapiri che venivo da te?"
"E unni vulevi iri? Ora dobbiamo pensare solo a risolverlo questo guaio. Per primo devi fare vedere che non volevi fare danno a nessuno"
"E comu fazzu?"
"Bisogna fari parrari a Luciano"
"Sì! Semplici!"
"Ci pensu iu. So o pa' mi deve un favore. Lo convincera lui."
"E poi?"
"E poi si viri. Insomma ci dobbiamo fare capire che ci hai detto la verità a Don Tano"
"Ma du bastardo di Iano..."
"Non ti preoccupari! Don Tano u sapi quando valunu iddu e so o pa'. Che per quando riguarda sua madre invece è unaltra storia..."
"Chivvoi riri?"
"Nenti. Ava varagghiari e parrai. Non ti preoccupare. Non su cosi che ti riguardano"
"Machiffà? Ci fa i conna? Con Don Tano?"
"Ti rissi che non ti interessa. Ora invece tinni vai da Cettina e ci rici di cuntarici tutto a Don Tano che io nel frattempo mi spiccio laltra questione"
"Va bene. Va bene. Vi ringrazio Don Ciccio"
"E chimmiruni di nuovo del voi?"
"e' ca iu..."

Don Ciccio arriri e poi nesciuno insieme verso due strade diverse però che le faccende che dovevano fare non erano le stesse.

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