[ritratti inutili] Francisco Benito Lapardero 3


Nulla di strano, nulla che egli non avesse già trovato descritto in alcuni libri o immaginato in certi inconfessabili momenti ma ciò nonostante Francisco Benito si fermò come in trance, quel trambusto lo prese completamente, lo ammaliò. In quei lunghi minuti non seppe pensare o prestare attenzione ad altro e quando tutto finì ci volle parecchio prima che egli si ridestasse, prima di riprendere la normale vita.
Il giorno dopo rientrò a casa: era stato uno strano viaggio di ritorno, qualcosa era successo ma egli non riusciva a capire bene cosa. Teodora lo attendeva in cucina, aveva preparato qualcosa per loro due, qualcosa di semplice anche se buono, poiché tra le tante virtù ella non nascondeva certo la poca passione verso le arti culinarie. Francisco Benito, dopo un rapido bacio alla moglie, sistemò il suo bagaglio e preparò tutto per una rapida doccia. L'acqua scorreva con un getto poco costante, segno di un uso diverso della stessa fonte, indovinò il lavoro che avveniva in cucina, l'acquaio pieno delle pentole che erano servite per preparare il pasto, le mani di Teodora che volavano leggere; quando finì aveva già dimenticato la serata precedente.
"Tutto bene?"
"Sì, perché?"
"Non hai detto nulla da quando sei rientrato".
"Giornate difficili".
"Credi che potremmo andare a trovare i miei?".
"Oggi?"
"Sì certo, oggi".
"Sì, potremmo".
"Bene".
"Bene".
Dopo pranzo Francisco Benitò andò a sedersi sulla sua poltrona preferita e aprì una nuova guida tecnica fornitagli dall'ufficio brevetti della ditta, ma non riuscì a leggere molto, un piacevole torpore lo portò via da lì, ogni cosa sparì.  

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