[ritratti inutili] Francisco Benito Lapardero 2


Egli divideva il suo tempo tra gli affetti ed il lavoro essendo nel frattempo giunto ad occupare una posizione di rilievo all'interno della "Antica Manifattura Galvanica Marco Gregotti": capo delle forze d'insediamento sull'intero territorio. In questa veste Francisco Benito aveva spesso occasione di visitare luoghi e città e di poter ammirare opere che in gran parte avevano affascinato, nei lunghi anni di formazione, il suo immaginario visivo; naturalmente a fare da contraltare a tali opportunità vi era la seccatura di dover rimanere frequentemente, durante la settimana lavorativa, lontano dalla propria abitazione. Giorni in cui era costretto a pranzare più volte da solo e a adattarsi ad anonime stanze d'albergo.
Fu in una di queste serate che si riaffacciò quella lontana passione della sua infanzia.
Era rientrato abbastanza presto da un incontro con uno sgarbato direttore di filiale della concorrenza e, già fiacco per la lunga trasferta che lo aveva portato quasi a quattrocento chilometri da casa, aveva deciso di consumare qualcosa di leggero nella sua stanza prima del meritato riposo. Gli avevano portato un'ottima crema d'asparagi con dei meno buoni crostini accompagnati da un intenso rosso che aveva sorseggiato con voluttà e, subito dopo cena, aveva iniziato a relazionare sul magnetofono lo svolgimento e l'esito di quell'incontro.
Aveva quasi concluso quell'ordinaria attività quando dalla stanza accanto principiò dapprima un timido brusio poi un crescendo di gemiti che culminò in urla selvagge. 

Qui il primo

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