Melchiorre Magoi -1-

I primi tempi non vuleva nesciri da casa. Non ci piacevano quelle strade. Non ci piaceva quellaccento. Ci sembrava strano anche se si erano allontanati solo di poco dentro la città.
Melchiorre sinni stava assittato nel letto a dommiri e a iucari. Si suseva sulu per pisciari e mangiare e il resto della giornata lo passava in compagnia di due soldatini che aveva trovato arreri alla chiesa. Uno ciaveva il mitragliatore a tracolla e lo teneva con tutte e due le mani che di sicuro stava sparando o forse era solo di pattuglia. Laltro invece era sdraiato a terra a fare il passo del leopardo. Erano tutti verdi. Forse per la raggia di essere rimasti soli che i loro compagni sarà dove erano finiti oppure solo perchè così non si vedevano nella foresta. E comunque Melchiorre ci passava le ore e ogni volta erano storie di agguati e di combattimenti. Meglio di quelle che ogni tanto destate aveva visto allarena del cinema quando riusciva a entrare aggratisi. Era bellissimo. Aspittava lattimo preciso che quello dei biglietti si allontanava un attimo per fumarisi la sigaretta o per pigghiarisi unarancino e traseva di cursa fino ai primi posti di fila che là di sicuro non lo venivano a pigghiari. Erano serate magiche. Piene di ciauro e di friscu e non aveva nemmeno importanza il film che cera che a lui andavano bene tutte le storie di quei giganti.
Insomma accussì andavano le cose che sua madre non ci diceva nenti e suo padre si limitava a qualche ripassata no culu.
Nella stanza dove cera il letto do carusiddu la famigghia Magoi aveva anche sistemato una poltrona accattata al mercatino e una radio pigghiata alla base degli americani. Una cosa modernissima con lantenna ca nisceva come a du para di corna e il filo che si poteva anche mettere la batteria a mattoncino e portarsela così in tutta la casa. La radio era misa sopra un tavolino di pagghia che ciavevano prima. Vicino a una statua di ceramica che celavevano regalata lamici il giorno delle nozze. Melchiorre la taliava sempre la statuetta che ci faceva veniri pinseri strani. Cera una fimmina abbrancato da uno pieno di muscoli. Sua madre ciaveva detto che quella era Proserpina ma lui non la canusceva a questa signora.  

Fonte immagine: Fabio D'Angelo
 
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Commenti

  1. Bellissimo!
    Capisco poco il dialetto, ma qui c'è una musica e una poesia che mi parla direttamente al cuore.

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  2. Bello Dario! Non ho capito solo ciauro mi traduci ? Tutto il resto è quasi simile al mio dialetto .
    Buona Pasqua

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  3. Sì, sì, è bellissimo. Hai fatto bene a continuare, io già lo amo questo personaggio. Lo stai definendo sempre meglio, ossia senza definirlo. Il suo spessore è tutto nel candore, nella semplicità. Uno stile vincente.

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  4. Finchè dura il gioco :-)

    @lillina ciauro sta per profumo :-)

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