[titolo provvisorio] A favula dillacqua lodda -18-

Lucia ascutò attenta. Voleva lasciarla sfogare prima di parrari. Che poi lo sapeva che era impossibile fermarla. Che poi così magari lavrebbe trovata più disposta ad rispondere e tutto sarebbe stato più semplice. Più facile. E in questo modo quando fu finalmente il suo turno tirò fuori il medaglione e piano piano le cuntò tutto.
"Capisci zia? Lei lo sapeva cava moriri. Per questo ciu resi prima? Ma chi significa? E di unni veni? E vali assai? Oppure nasconde qualcosa?" 

Erano così tante le domande che a casusidda dovette fare fatica a fermarsi. Nitto invece stava assittato fermo a taliarli. Non aveva detto niente da quando era entrato. Solo ciava pigghiato una mano a Lucia e laveva tenuta stretta per tutto il tempo che non lo sapeva però se lei senera accorta o mancu ciaveva fatto caso a quellazzardo.
"Senti io non sacciu nenti di medaglioni e trofei. Quannu to nonna si maritau iu ciù rissi che avrebbe patito dolori. Erano tempi difficili. Cera a fami e non bastava lamore a campare ma chistu lei non sembrava capirlo e quando canusciu a chiddu a to nonno passi impazzire. Sinni fuìu subito. Che mio padre ci vinni quasi un colpo purazzo. Che lui per quella figghia stravedeva e comunque quello non ciaveva un travagghio serio e mancu una lira a dire il vero. U sai che per una simana se ne andarono a stare in una stalla comu lanimali? Faceva u sciccaro a quel tempo e quello era lunico posto che aveva per potere dommiri. Stavano proprio qua vicino. Solo che ora non cè più quel posto che dopo tanto tempo della guerra lo sai sfasciano tutto il quartiere. E macari a me casa finiu a macerie. E le chiese e i negozi. Che cera nuova gente che doveva mangiari assai supra e spaddi di noi purazzi. E comunque chi ti stava ricennu? Ah sì! Che non ciaveva un travagghio e allora quannu benito chiamau pa guerra nellafrica iddu si fici avanti che così sperava di portare qualcosa. Ricchizzi. Gloria. Un pezzo di terra. To nonna tunnau a stari con noi. Aveva la panza china e il cuore sicco di lacrime che proprio non riusciva a toglierselo dalla testa e ci pensava sempre a quel suo marito perso in mezzo ai niuri e alle niure macari. Ogni tanto sapevamo qualcosa che arrivava una cartolina oppure avvicinava qualche catanisi in licenza a portare notizie. Iddu sulu non tornava mai come se non non ne avesse avuto diritto a licenze e a famigghia. Passau picca che scoppiò la guerra e il figlio che cera nato sinniu allimprovviso. Era accussì beddu me niputeddu! Tutto biondo e sorridente. E ciaveva una forza! Ti stringeva il dito che sembrava che te lo staccava. Eppoi invece ci vinni a frevi e na pochi ionna muriu. Andrea si chiamava."
"La nonna? Ciavevo uno zio? Io non sapevo nenti"
"Sì! Ciarristamu mali tutti. E comunque dopo arrivò la guerra. Quella vera. Che arrivavano gli aerei e calavano i bummi. Ma dimmi però lo vuoi un cafè? E questo bravo giovanotto vuole mangiare qualcosa?  Accattai aieri i viscotta da monaca. Erano frischi frischi."
Senza aspittari risposta Za Sarina si susiu per andare a prendere i biscotti e lacqua e preparare il caffe. Lucia passi arrusbigghiarisi da tutto quello che ciaveva nella testa e per un attimo la seguì con gli occhi. Poi improvvisamente si accorse delle mani di Nitto che stringevano la sua e di scatto la levò via imbarazzata. Si vutau a destra e a manca e addivintau tutta russa prima di taliarlo e di farici un sorriso. Lui continuò a non dire niente solo che ce la prese di nuovo e questa volta lo sapeva che lei voleva.

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