[titolo provvisorio] A favula dillacqua lodda -1-

Quannu vineva scuru presto non cera più nessuno che furiava per le strade di Catania e le porte si chiudevano e le serrande sabbassavano che era megghiu starisi a casa piuttosto che nesciri. Il fatto è che era scoppiata la guerra e Puddu sparava a Cicciu e Cicciu scannava a Puddu e mentre questi sammazzavano la genti faceva finta di non viriri e di non sentire che di sicuro ci si varagnava in salute e seccature.
Anche la famigghia Aramanna faceva comu tutti gli altri e allotto in punto ogni sira si mitteva davanti alla televisioni a taliari il telegiornale ma prima si mangiava però anche se in genere era sempri pasta e pusedda.
Cera Iano ca saddumava la sigaretta. Agata ca pulizziava la tavola. E Maggherita ca priava davanti alla foto di so maritu.
Erano ormai quattro anni che ciavevano dato quelle due stanze in Via Quartarone e loro a poco a poco si stavano abituando a viverci anche se ancora non conoscevano nessuno o quasi che di salutare salutavano a tutti. Era per questo che tutte le domeniche prima della missa tutti allicchittiati pigghiavano lautobussu per tornare al centro a priari u Signuri e a pranzare da una vecchia zia di Aitina.
Iano invece non ci parrava chiù da tempo con i suoi parenti che loro avevano accuminciato a fare cuttigghiu per il fatto che a lui non cerano arrivati figghi e laveva sentito con le sue orecchie a quel bastardo di so frati Turi dire che Aitina era una mula. Tutto ci potevano fare a Iano tranne che parrari mali di so mugghieri. E a mucciuni macari che non si fanno queste cose tra parenti.

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