Lu Santu Currau - 15 -

Poche volte Scornavacchia vi aveva fatto ricorso, eppure Malebranco era stato sempre affascinato dal piccolo blocco di allume che il barbiere teneva sempre vicino ai suoi attrezzi. Non era questo, comunque, l'unico oggetto che puntualmente attirava la sua attenzione. In una piccola teca, posta sull'unico angolo libero della sala, erano infatti stati riposti alcuni cimeli ereditati che spesso il detectus aveva richiesto di maneggiare e osservare. Un portasapone, vari porta rasoi, uno strano contenitore taglia magnesio utilizzato per disinfettare la pelle dei clienti, un'impolverata bottiglia d’acqua di colonia, il rasoio appartenuto ad una rimasta sconosciuta autorità regia di inizio secolo e, soprattutto, una preziosa concessione che permetteva ad un trisavolo dello Scornavacchia di estrarre i denti, praticare il salasso e operare le vescicazioni per mezzo della cantaride (quest'ultima buona, si sa, anche per stimolare altre più piacevoli attività).
"E allora, dove sono tutti?"
"Come!? Vossia non lo sa? Oggi arriva il cinema"
"Il cinema? Cosa significa arriva il cinema?"
"Sì. Quell'attrice famosa... Letizia, sì Letizia. Sono qua per girare le scene"
Malebranco era davvero sorpreso, strano gli fosse sfuggita questa notizia. Evidentemente era rimasto troppo a lungo distante dalle voci sugli avvenimenti della comunità, che poi il non parteciparvi era cosa a lui abituale come molto altro appartenente alla categoria dell'accadere.
"Sì, ma lasciare anche i negozi vuoti..." si lasciò sfuggire.
"Ma di cosa parla? Della farmacia? Non si preoccupi! Il dottore Treschin ha chiesto a me di dare un'occhiata. Lui è scappato di corsa che forse riusciva a salutarla a quell'attrice"
"Mmh, davvero? E tu? Tu perchè non sei andato?"
Scornavacchia sorrise poi si allontanò un momento per cercare qualcosa tra i cassetti posti sotto i lavabi e per tornare, quasi subito, con uno di quei piccoli calendarietti profumati che circolavano un tempo tra le botteghe di tanti barbieri.
Malebranco accettò volentieri l'omaggio. L'anno era il 1963 e una paffutta e bruna donzella aspettava solo un lieve soffio per mostrare le sue grazie.
"A me ormai mi bastano questi, dottore. Che la fantasia a un vecchio come me fa certo più bene di una minna che si può vedere solo da lontano"

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