Epifanie (2)

Tutt'attorno è grigio.
L'auto scivola rumorosamente sull'autostrada, fatica a ubbidire alla velocità impostale e avvisa, rantola, muove con malumore le spazzole sul vetro semiappannato. Ogni tanto uno zig zag imprevisto: un camion che a sorpresa tenta un agile sorpasso, i lampi insistenti del cafone di turno.
Tra fugaci parole fingiamo di dimenticare la destinazione, la meta. E' come un patto segreto quello che ci vieta di parlare, come uno di quei giochi in cui a vincere è l'omissione, il silenzio. Non è possibile però sfuggire all'imbarazzo, a quel dubbio che ancora ci segue, e allora le mani si fanno più timide, gli sguardi tardano a incrociarsi, i baci si nascondono in attesa di altre occasioni.
Inutile negarlo, la mente, il corpo sono solo già lì, nell'odiata, cercata, costrizione.

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La stanza degli specchi non rapirà mai Alice
la stanza degli specchi ha una nuova cicatrice
la stanza degli specchi vorrebbe soltanto essere felice.

E' dunque un perimetro quello che vedo
di un volto, di un corpo e
mi muovo in attesa e poi voci
e un bacio che sento
lontano una porta si apre. La bocca,
le cosce, il lieve ansimare
che parla d'amore, no
non si potrà rubare,
non si potrà mentire,
su ciò che si doveva fare,
su ciò che è necessario,
indispensabile,
dire.

La stanza degli specchi è solo un'invenzione
la stanza degli specchi ci darà l'assoluzione
la stanza degli specchi è la nostra emozione.

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Oltre la soglia i corpi tornano ad esigere carezze, a distillare provocazione.
E' la fine di una prova e di quella i baci conservano l'alcolico sapore.
Piove ancora, così sembra, così pare, e dentro l'auto pure, piovono parole: disordinate come tra amici, nude come tra amanti, vere soprattutto, vere, come vuole l'amore.

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