Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (18)

Erano indecisi sopra a quello che dovevano fare. Sara taliava e si faceva taliari come era abituata e Araziu mangiava mutu assittatu supra a un pisolu. Erano usciti dalla stazione che proprio non ne potevano più di treni e binari ma fora non cera tanta luci e la temperatura stava scinnennu.
"Senti io faccio un giro. Però torno subito".
Sara ciaveva detto queste cose nell'orecchio. Cera sparita dalla vista cinque minuti che lui non se ne era dato tanta cura anche se iniziava ad affezionarsi a quella strana fimmina. Forse macari chiossai di quanto puteva pinsari. Che poi uno li sa mai capire queste cose? E' difficile. E certe volte si esagera e altre ci si ammuccia. Altre ancora poi uno sembrerebbe non pinsarici affatto prima di cascari comu una pira cotta. Comunque.
Tannicchia più distante c'era uno che li taliava tutto serio. Ciaveva causi scuri e una giacchetta stritta stritta a righe acculurati. Di sutta ci mancava a cammisa e al suo posto invece ci stava una maglietta niura che unchiava sopra alla panza come u paninpasta della pizza. Il braccio destro era appoggiato sopra il tetto di una machina russa e la mano sinistra era invece nei causi ca di certo iniziava a preparare larnese.

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