Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (16)

Non cera molta gente. Non cerano tante cose.
Qualche vecchia che ricamava o friscu nel balcone. Un picciriddu cammuttava senza voglia un pallone. Una lambretta scassata abbiata di lato. Una funtana rutta cabbiava un filo dacqua. Petri e ligna abbandonati per il lavoro di qualche casa diroccata. Un picciotto che sarritirava do travagghiu.
Il sole ora riempiva tutto e si pigghiava ogni cosa. Araziu e Sara erano solo macchie. Puntini acculurati. Lei con il suo culo e la faccia niura. Lui con il vestito nuovo tutto impagghiazzato. Macchie. E forse anche loro la sapevano questa cosa che non si rivolgevano la parole e camminavano con la testa vascia e la surura che calava no coddu.
Allimprovviso una chiesa vicino accuminciau a sunari le campane delluffizio. Fu cosa di poco conto che nenti dopo sembrò cambiare.
Serano infilati in una vanedda che portava solo alla campagna ma non ci fu tempo assai di pinsarici a questa sventura che un cani i pigghiau di mira facenduci viriri i renti e abbaiandoci contro come a un dannato. Scappanu arreri comu du aciduzzi. Avvulannu supra le poche ombre. Scavalcando macerie. Pigghiannu vita.

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