Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (9)

Non passau assai tempo che di sicuro ci vosi chiossai a fare asciugare tannicchia i robbi piuttosto di quel muncimunci accellerato. Erano stati tranquilli dopo e lei non ciaveva mancu addumannato i soddi che era assai che non ci succedeva.
"Senti. Ma tu vinissi cummia?"
Arazio non lo sapeva proprio pecchè glielo aveva chiesto. Forse per il motivo che la sua testa continuava a furiare. O forse che si aspettava di sicuro un pernacchio per risposta. E invece.
"Fino a quando non mi dai i miei venti euri io non mi stacco di tia"
Arazio arririu. Non lo sapeva spiegare ma si sinteva cuntento.

Era ancora matina e la strada non è che era tanto traficata che poi i camion rossi se ne vanno nellautostrada che qui non ci conviene. Avevano continuato a camminare in direzione di Messina che cera un cartello con la freccia che indicava la strada e lui si furiava a ogni sgruscio di machina e lei faceva il segno dellautostoppi. Epperò nuddu si fermava. Epperò loro continuavano a non parrarisi. Come possono fare due estranei. Oppure come succede a due innamorati. A seconda i casi e la coscienza.
"Ca non si ferma nuddu"
La voce arrivava da un panzuni che avevano appena superato. Stava con la sua lapa a scartare la frutta e quella buona la mitteva di nuovo dentro le cascie e quella cattiva la abbiava nel canale che cera sutta alla strada.
"Vinita cà. I vuliti du bastarduni?"

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