Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (13)

Certo che dommiri cera sempre piaciuto. Quel momento in cui il mondo sparisci e tu macari cu iddu e lentamente certe volte arrivano altre immagini. Altri mondi.
Araziu non ci interessava la filosofia però cera capitato una vota di sentiri una storia e dentro questa storia cera uno che si addummisceva e poi si svegliava che era diventato unaltro e quando si riaddormentava era di nuovo quello dellinizio e tutti questi furiamenti ciavevano fatto girare la testa a lui mentre li sinteva epperò cera piaciuto che ogni notte aspettava anche lui di diventare unaltro.
"Susiti! Susiti!"
Sara ci stava davanti che lo spingeva per le spalle e nella faccia era diversa come fosse stata tannicchia più decisa. O più felice forse.
"Andiamo. Non voglio restare qui"
Araziu si stirau lungo lungo e sintiu lossa scricchiuliari poi sassittau che ancora si sinteva tannicchia stunatu.
"Come andiamo? E il camion? E Roma?"
"Andiamo ti ho detto. Non ci voglio rimanere più qua"
Si susiu guardandosi in giro. Sara se ne doveva essere accorta che cercava qualcosa o qualcuno perchè subito ci rissi:
"E' uscito. Doveva ancora fare u giru per la frutta. Andiamo ora."
Insomma non ci fu bisogno di grandi convincimenti. Finiu che si truvano di nuovo sulla strada e dopo pochi minuti a Fiumefreddo che questa vota accapitano subito un passaggio di quello giusto. Un caruso ca parrava sempri che faceva u prufissuri da scola e che in dieci minuti ci cuntau tutti i sò disgrazi ma che per fortuna doveva arrivare fino o paisi.
Sara per tutto il tempo era stata quasi muta e Araziu anche se aveva ubbidito si sinteva ancora tannicchia stunatu e poi dentro quella machina non ce ne aveva avuto vogghia di parrari de fatti sò. Accussì accuminciau a chiedere solo quando arrivanu nella piazza che era bella ranni e nel mezzo cera una statua di un signore ca minchia di fora che laveva fatta unu che si chiamava Incorpora che cera scritto che era artista. Che era da sò.

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