Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (7)

Non era difficili dommiri. Più difficile era sentiri quella fimmina che sera appoggiata a lui. Quel calore che ci passava dentro alla giacca supra a cammisa ne mutanni e finiva proprio dà. Unni non doveva finire. Araziu i chiuriu tanti voti locchi e tanti voti i rapiu fino a quando non fu u sonnu a vincere sopra alla voglia.
Sarrusbigghiau che una striscia di sole passata da un puttuso della lamiera si era andata ad ammucciare proprio sopra a locchi sò. Nei causi ciaveva una macchia frisca e nella testa una decisione. Avrebbe fatto come nei filmi. Con lautostoppi. Che là cerano sempre quelli che salivano sopra i camion o nelle machine. E anche se qualche volta andava male la maggior parte arrivava. E lui poi era un bravo carusu e qualche anima buona di sicuro lavrebbe incontrata.
Sara non cera chiù e fu automatico mettiri a manu supra o pottafogghiu. Accussì. Pi viriri che ciaveva ancora quacche speranza. Che non cera bisogno di chiedere anche da mangiare oltre al passaggio. Tutto a posto.
Si susiu come a un carusiddu senza mancu appoggiare le mani a terra. La faceva sempre questa spittizza quando voleva impressionare gli amici oppure quando era di buonumore. E Araziu si sinteva veramenti bonu da iunnata. Cetto tannicchia impuvulazzato e macari un poco loddu ma questo si puteva risolvere.
Stava per vedere il sole fora quando una voce u fimmau:
"Aspetta! Non nesciri!" riceva.
Un culu tunnu e niuru era proprio davanti alla porta e la faccia di Sara che lo taliava era tutta furiata verso di lui.
Vutau locchi senza nemmeno sapere pecchè. Anche lui aveva bisogno di pisciari.

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