Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (5)

Araziu acchianau di cursa fino ai binari. La minchia ancora ciabballariava fora dei causi e la testa ci furiava ma sopra a quel treno cera la sua valigia e il cappotto e il biglietto macari che lava misu nella tasca dopo che era partito.
Sara stava tornando verso di lui e lo guardava che sembrava che ciaveva come a una risata trattenuta na facci.
"E ora?"
"Ora mi dai 20 euro e semu a paci" ci rissi idda come se fosse stata la cosa più naturale di questo mondo quella situazione.
Araziu mancu a taliau chiù. Sassittau supra a quel pezzo di ferro e si misi i manu ne capiddi. Chi faceva ora? Ad accattari un biglietto nuovo i soddi ciavissuru finutu. Tornare indietro non poteva e non voleva.
" Forza alzati! Veni cummia!"
Che cosa altro restava? Si susiu come a un manichino e a testa vascia ciappizzau darreri che tanto tutto andava bene.
Sara non ciaveva sulu i minni rossi. Macari u culu ci sporgeva in tutta la sua importanza sutta a una gonna pisanti di velluto. A guardarla bene ciaveva una annacata gentile e però decisa. Un di quà e di là che pareva la lancetta di unorologio quando si sta scaricando la batteria. Araziu ce naveva uno così a so casa. Laveva vinto alla fiera del paese che sera accattato il biglietto ed era stato fortunato.
Sara non doveva avere più di una ventina di anni ma su questo lui non ciavissa misu la mano sul fuoco eppoi cera scuru macari che la luna gentilmente si era convinta di nesciri fora e finirla dammucciarisi dietro alle nuvole.
Si ritrovarono presto in un giardino daranci e da lì sopra a una trazzera che da qualche parte certo portava. Lei continuava a camminarici davanti senza nemmeno vutarisi per taliare se lui ancora era darreri. Se continuava a seguirla.

Commenti