Araziu. Vita errabonda di un sincero furfante (4)

Araziu non ne sapeva assai di fimmine. Cioè di quelle vere che uno ci nesci e ci parra. Delle fimmine che si toccano e che uno poi ci futti macari.
Lui canusceva i cani e lanimali e le cose dette dagli amici e quelle viste alla televisione o supra i giornali. Una vota era anche andato al cinema con i suoi compagni che erano stati loro ad insistere ma non cera piaciuto assai che dopo cinque minuti e una minata no cessu ci era passato tutto linteresse.
Sara accuminciau alliccannuci u cuddu. Ammuttannu con tutto il loro peso le sue minne sopra il petto di lui. U carusu però pareva un manichino senzanima. Si vireva ca mancava collaborazione e lei ciaveva troppa esperienza per non immaginarlo subito il motivo. Accussì non disse niente e continuò a travagghiari con la lingua. Voleva arrialarci qualcosa in più addù babbasunazzu e lidee non ci mancavano.
Senza spugghiarlo ca cera friddu arrinisciu dopo tannicchia a infilarici la mano ne mutanni. U capiu subito che non ce ne aveva assai quel bastone cauru di campari e accussì non persi altro tempo e saccalau per metterlo al caldo na ucca.
Araziu non ciavissa mai criruto che poteva essere così bello. Le gambe ci stavano tremando e il cuore ci batteva come a quando era nico e curreva na campagna sopra alla bicicletta. Chiuriu locchi e non pinsò più a niente. Era come trovarsi nel paradiso che se anche lui non cera mai stato era sicuro che Dio li doveva fare per forza a tutti i cristiani boni sti riali.
Allimprovviso sintiu un botto. Forte. Fortissimo. La testa ci girava. Si sinteva senza forze. Rapiu locchi ma Sara non cera chiù. E mancu u trenu.

Commenti