Filu di vespru - 13 -

Quandero nico aspettavo che lei usciva per fare la spesa e andavo subito là, nella sua stanza, a prendere quello che era mio. Ci parlavo con quelle macchie. E ci contavo i fatti miei a quel fantasma e se chiudevo locchi sentivo anche la sua mano che mi accarezzava i capelli.
Era bello. Mi sentivo più felice in quei momenti, che poi basta poco per esserlo a pensarci bene.
Ora però non lo sapevo più dove erano quelle foto. Quando menero andato a stare da solo non le avevo portate con me che mi seccava dirici a mia zia che io lo conoscevo quel suo segreto. Così quando lei mossi e non li trovai chiù non potei sapere dove erano finite.
Rapii locchi pulendoli dai ricordi.
Umbriacu era sparito di nuovo e io no sacciu chi mi pigghiau ma allinizio fu che passai per sbaglio sopra a quel gesso con i piedi facendo sparire qualche ciocca di capelli e che poi mi abbassai in ginocchio per guardare meglio il ritratto, per aggiustarlo forse, ma invece con le mani cominciai a carezzarlo e poi a strisciare sulla terra, forte, sempre più forte. Fino a quando non rimase solo che uno scarabocchio senza senso. Un fantasma nuovo, diverso da quello che ricordavo. Una macchia che non riconoscevo, che non ciaveva vita .
Solo allora fu che accuminciai a piangere. Le braccia a nascondere il viso, accartocciato come una pezza lodda, piangevo. Non lo sapevo preciso pecchè ma non aveva importanza.

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