Filu di vespru - 4 -

Mi vutai di scatto mentre stavo per accuminciare a parlare della camicetta. Un ometto in giacca, cravatta e mustazzi dordinanza mi squadrava tutto serio. Non potti fare a meno daddivintari tuttu russu. Lei però non cera e questo mi risollevò tannicchia.
"Vuole seguirmi?"
U nutaru mi guardava tutto serio e io ci seppi fare solo di sì con la testa. Attraversammo di nuovo tutto il corridoio fino ad arrivare all'ingresso, poi, da lì, passando per una stanza nica e leggia arrivammo al suo studio. Arristai con locchi aperti e la bocca spalancata. Era bellissimo. I tetti alti  come in una chiesa erano tutti appitturati e cerano fimmini e, piante e vino che scorreva a fiumi, e bestie strane, e colori poi, che erano più luminosi e veri di quelli della televisione che cianno messo al bar, quella grande, quella che pare un cinima.
Per tutto il resto però la stanza era a nura. Solo una scrivania e due seggie. Una come a quelle dei re e unaltra a misura dei purazzi.
"Prego si accomodi... dunque... "
Da sotto una pila di carte Grotz pigghiau un foglietto e iniziò a guardare, prima quello e poi ammia, poi di nuovo quello e ancora unaltra volta ammia. Mi sentivo a disagio. E non era solo per quelle occhiate, è che mi veniva di ridere. Da cosa cutta e laria sera assittato tutto comodo e io, di fronte a lui, riuscivo a vedere solo a so facci di suggi e le sue mani, mi pareva di essere tornato nico quando me ne andavo cummè nonna a taliari gli spettacoli dei burattini.
"E allora notaio, mi dica." provai a chiedere.
"Sì, sì... dunque, dicevo."
Veramente navarittu niente fino a quel momento e anche dopo quel balbettio si firmau subito. Stavo per scoppiare e utari bordo quando, da una porta che non avevo visto, entrò la dottoressa.
Ni rianimamu tutte e due. Iddu scinniu dal trespolo e misi i so occhi infacci alla camicetta menza sbottonata dellangelo, io, invece, mi gudii la scena di quelle due minne che inzuttavano ogni religione.
"Le ho portato l'incartamento che mi aveva richiesto"
"Bene, sì, mi raccomando dottoressa, non voglio essere disturbato... ah... dimenticavo... - poi disse rivolgendosi a me - Signor..."
"Buonamico" ci suggerii io.
"Dunque Signor Buonamico, posso offrirle qualcosa? Un caffè? Un liquore?"
"Un caffè grazie"
"Sì, bene, può portare allora due caffè dottoressa? La ringrazio"
Quando sassittau si mise a guardare le carte che aveva ricevuto e non mi resi chiù attenzione. Pareva che non cinteressavo. Lattesa durò poco però che la signorina spuntau subito con i caffè e con quello che reclamavano le mie voglie, e io mi sintii megghiu solo a taliarla. Così quando la vidi sparire di nuovo pinsai proprio di andarmene anchio, ma ora il notaio sembrava diventato più sveglio e, infatti, acccuminciau subito a parlare:
"Dunque Signor Buonamico, le abbiamo già anticipato il motivo di questo invito però, però non le abbiamo detto tutta la verità, o meglio, intendiamo rivelargliela in questo incontro"
Non sapevo più quanti cristiani mi stavano parlando però la cosa diventava sempre più interessante, ammia merano sempre piaciuti i misteri e questi fatti mincominciavano a sembrare come a quelli che succedono nelle storie dei telefimmi.
"Dunque, la mia collaboratrice le ha già parlato del suo fratellastro... ecco, purtroppo, le sue cattive condizioni di salute non gli hanno permesso di essere qui con noi oggi, però... però ci ha pregato di consegnarle questo plico e di indicarle la via per un possibile incontro".
Qui si alzò, chivvuleva fari? E quale via? Chiccipareva che non ciarriniscevo a tornare a casa?
Savvicinò ammia e mi mise una mano sulla spalla, ora sentivo solo la sua voce e il suo ciato che sapeva di gigaro e di rocculi.. Le sue parole però marrivavano di luntanu, quasi solo sussurrate. Come a quando da picciriddu, dopo avere inchiutu la vasca di bagno con lacqua caura mi immergevo con locchi chiusi in mezzo alla schiuma e dimenticavo tutto, e in verità  anche in quel momento mi scordai tutto. Ciaiu in mente ora, mentre vi cunto questa storia, solo poche parole di quellavvinimento: percorso, pericolo, strada... cose senza senso insomma che poi poteva anche essere che celavevo messe io nei miei ricordi, accussì tanto per non fare la figura do fissa.

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