Filu di vespru - 11 -

"Sono il figghio della Brancitelli" ci rissi e non so pecchè mi aspettavo una reazione strana. Chinnisacciu... stupore, paura, ma quello invece mi guardò senza fare una smorfia.
"Di chi scusi?"
"Niente, niente... ero qui per..."
Non sapevo che dire. Era quella la verità, ma unu non le ammette mai queste cose. 
"E possibile vedere i libri dei battesimi?"
La soluzione era nisciuta fuori come un pirito non voluto.
"Certo, ma..."
"Vede padre è che io...  io sto per maritarimi. e mia nonna mi ha detto che sono stato battezzato in questa chiesa"
"Ah! Capisco! Io sono qui da poco, però... però...  un momento, qual è il suo nome, figliolo?"
Ci snocciolai la litania delle date e dei nomi e iddu spariu di nuovo, ma questa volta mancò di più e quando spuntò era strano in faccia e con un librazzo aperto nelle mani.
"Ecco, ho trovato però..."
"Mi dica... cè qualche problema?"
"No, no... è che..."
"E' che cosa? Padre"
"Insomma lei..."
"Io?"
"Ecco, guardi lei stesso..."
Andai con locchio dove cera il suo dito, e il mio nome anche, e quello di mia madre, ma il padre era ignoto e accanto, dove cerano le date, mancava anche qualche morta che si doveva essere persa.
"Lei è sicuro dei... insomma, dei dati che mi ha dato?"
"Sì! Certo! Se vuole le mostro..."
"No, no, non cè bisogno, ma, a proposito, sa dirmi niente di questa?"
Solo allora mi accorsi che sullaltro lato del foglio, in corrispondenza con i miei dati cera una strana scritta.
Mi sforzai un poco per leggerla bene ad alta voce e alla fine con laiuto del padre ce la fici: Mater semitam monstravit.
"Macchivvodiri?"
Come uno ca cerca acqua e trova rina, ecco comero e quella bestia di un parrino lo sapeva leggere il latino, ma a capirlo mi passi tannicchia in difficoltà.
"Ecco penso che.."
Come a un grande attore si fermò con la mano sotto il gargarozzo e locchi allaria.
"Allora?" feci io incazzuso.
"Certo.. quel mater è indubbiamente madre"
"Ma questo mellero immaginato padre"
"E anche l'ultima credo sia.. mostrava, ecco.. o dimostrava.. mah! Non capisco però quei semi, forse indica la progenie"
"Chi? A progi cosa?"
Me lo dovevo immaginare. Quello non sapeva nenti e mi vuleva pigghiari po culu con qualche parolona.
"I suoi figli intendo"
"Ah! Ho capito! Li mostrava! Come a quella degli sgracchi insomma!"
Mi sentivo più tranquillo, in fondo ero stato sempre bravo nella storia.
"Gracchi! Gracchi!-urlò lui.
"Sì. Ascusari. Gracchi. Avi raggiuni vossia. Ma perché ci misunu questa frase qui?" azzardai.
"E che ne so io" fece quello fermandosi nei suoi pensieri.
"Mi scusi padre ma lei è sicuro, insomma, della traduzione?"
"Sì, certo, ma quella è una lingua morta, deve capire, e poi..."
"Già" ci dissi fermandolo un momento.
"..e poi ogni autore aveva le sue preferenze"
"Ma sono tre parole, padre!"
"Sì.. ma la costruzione latina.."
"Ma non è che per caso lei ciavissi il libro delle parole.."
"Un vocabolario di latino? Beh sì.. ma non ora. Si sente meglio piuttosto?"
Feci di sì con il capo e allimprovviso decisi di salutarlo, volevo tornare in quella casa invece di continuare a perdere tempo. Prima però appuntai la frase sopra a un biglietto dellautobusso che avevo trovato nella sacchetta, che quel parrino, con la sua chiacchera a muzzicuni, non mi aveva tanto convinto della sua scienza.
"A presto" mi fece lui.
"Ave" ci risposi.

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