Filu di vespru - 10 -

Mero già fumato tre sigarette quanto spuntau la signorina. Mera cascata do cori cuddà sucata, ma idda non lo sapeva.
"Il notaio si scusa ma un improvviso impegno lo ha costretto ad allontanarsi. Mi ha pregato però di tenermi a sua completa disposizione per sua ogni eventuale richiesta."
Poi con sorrisetto aggiunse:
"Ha particolari richieste signor Buonamico?"
Ve lo lascio immaginare a voi chimmipassau nella testa in un paio di secondi che il camasutra in confronto addivintau un libro di preghiera dei devoti.
Però cava fari? Acchianarici incoddu? Dirici "veniccà e fa u tò doveri"? Come a un pacchiuttazzo ci risposi solo:
"Bene, non si preoccupi. Telefonerò per un appuntamento"
"Ah! Ma se è per quello anche ora se..."
"No. No... non si preoccupi, chiamerò io"
"Se è così! Come vuole lei Buonamico, la saluto allora"
"Sì, certo. Salve!"
"Mi raccomando, ci pensi! A presto"

Mi feci strada da solo e non ci resi nemmeno il tempo di rapirimi la porta, lo sapevo che se mi fermavo non cillavissa fatta a controllarimi. Avevo voglia di tornare a casa per scaricarimi u battagghiu, ma nosacciupicchì mi diressi di nuovo verso il palazzo della nicchia.
Il cancello era chiuso questa volta e di Garibaldi non cera traccia. Mi ricordai allimprovviso che lì vicino ci doveva essere una chiesa.
"I parrini sannu sempri tutto anche quando pari ca non sanu nenti", accussì ripeteva sempre me nonna e ogni tanto si devono seguire le parole dellantichi.
La chiesa era in mezzo a due palazzi ranni, di quelli costruiti quando tutti facevano case che bastava tannicchia di terra e due basole per acchianare i piani fino al cielo; ci stavano due finte colonne a custodire lingresso e tre gradini a fare immaginare la scala.
Ci doveva essere stato un funerale poco prima pecchè appena entrato lodore di incenso era forte e tracce di fiori macchiavano laltare bianco come una minna.
Ci doveva essere stata gente prima, e forse anche qualche lacrima, e schigghi macari, ma ora non cera nuddu e i miei passi erano come le mani dei niuri sopra i tamburi nelle foreste, e il mio ciato si confondeva con quellodore e stavo, forse, per sentirmi di nuovo male, e pensai che allora ero stato male davvero dal notaio, e chiusi gli occhi un momento, che la testa mi furiava.

"Buongiorno"
Manco mi girai che già lo sapevo chi poteva essere.
"Buongiorno" risposi.
"Tutto bene?"
Mi dovevo essere stracanciato nella faccia pecchè quando finalmente riuscii a riprendermi senza vomitare quello mi guardava tutto preoccupato.
"Venga, si appoggi a me"
Senza aspettare un sì o un no mi pigghiau sotto al braccio e mi tirò dentro alla sacrestia, poi, dopo avermi fatto sedere, sparì un momento per riapparire, poco dopo, con un bicchierino in mano.
"Tenga, è buono! Non si preoccupi"
E davvero mi rianimai con quel nettare che anche u parrinu accuminciau a starimi più simpatico, ma durò poco.
"E' rosolio -volle aggiungere- lo fa mia madre"
Ma cu cazzu tava rittu nenti pinsai, però non ce lo dissi che dopotutto era stato gentile.
Con un po' più di coscienza potei guardarlo meglio; non era giovane, questo no, però sotto alla tonaca uno se lo poteva immaginare il fisico asciutto di chi si mantiene bene, e mentre, poco prima, mi trascinava in quella stanza avevo capito che forse con quello non sarebbe stata una cosa buona spattirisi coppa.

Commenti

  1. scusami, per febbre nessun commento, per ora.:)

    solo un rapido saluto per chiederti di fare un salto....di là, dove ci siamo "conosciuti".C'è un qualcosa che ti riguarda.
    -magari ti fa contento-

    ciao
    gioiellalontana :)

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  2. Ciao :-) spero passi presto la febbre... per il resto confesso che certo non dispiace :-)

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  3. Chissà mai cosa passa per la testa alla gente che incontriamo...
    Ammetto e confesso che nella prima parte mi ci sono riconosciuto ampiamente, cos'altro potrei fare?

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  4. Giuliano :-), pensavo non seguissi questo ennesimo tentativo narrativo :-)

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