Sirene

Era un periodo che verso le due di notte allimprovviso si sinteva forteforte una fimmina che cantava e che arrusbiggliava tutto il palazzo.
La prima volta caccapitau me lo ricordo ancora. Saddumano tutte le luci alle finestre e tutti niscienu fora a fari burdellu:
“E cuie?”
“E basta camaddommiri”
“E stiratici u coddu a sta iaddina”
Però la voce era bella e non durava assai. Cinque. Dieci minuti. Il tempo preciso per farici sugnari. E anche se le parole non si capivano assai capitava che ognuno ci sinteva quello che voleva in quella canzone e il bello è che per tutti quelle erano frasi di conforto e damuri. Forse fu per questo che con il passare del tempo si rapenu meno porte e si ficiunu meno vuci.
No sacciu. Non sugnu sicuro. Magari fu solo labitudine. O il sonno.
Però oggi in questa prima sira muta melimmaginai tutti i condomini arreri alle finestre. In silenzio. Ad aspettare.
Comammia.
Senza sirene per questa notte. Senza mari.

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