Largo Guastella


Come un arco pronto a colpirti, come un anfiteatro abbandonato, come un cuttigghio barocco su cui occhieggia un'immensa chiesa. Come un'epifania del rito malavitoso santapaoliano. Largo Guastella ha tutte le caratteristiche del luogo mitico, senza tempo.
Anni fa, durante il mio noviziato lavorativo, fui qui accolto festosamente da un signore che (per chiamarmi sostenne poi candidamente) mi lanciò sulla testa delle mollette da bucato e da un nugolo di fanciulli che, giocando anch'essi come il primo, quasi distrussero la mia borsa ed il suo contenuto. Il giorno dopo strategicamente mi ammalai e tutto divenne folcloristico ricordo, ma ora è diverso, ora tocca esserci per lungo tempo.

Arrivo molto presto. I colleghi mi hanno informato sui riti da officiare: scampanellata con la vespa, grida ripetute ("Posta! Posta!"), attesa.
Ecco, sul tempo dell'attesa le opinioni sono state contrastanti. C'è chi ha parlato di un minuto e chi, invece, è arrivato a suggerirne tre o cinque (ma sono stati i soliti estremisti) ad ogni modo tutti hanno evidenziato la necessità di attendere l'urlo di risposta. L'attimo in cui l'eletta rispettosamente esploderà un:
"Piccuiè?"
Quasi sempre ella sarà incazzata, con un bimbo in braccio e abbondanti minne poggiate sul balcone. L'officiante solo allora potrà iniziare a snocciolare i nomi dei prescelti sperando che qualcuno di essi raccolga per tutti ciò che egli ha portato, si passerà poi al condominio successivo per ripetere esattamente le stesse operazioni. Otto volte, prima di completare il percorso.

Fui fortunato quel giorno. Il primo nome, per uno strano scherzo del destino, fu quello di un tal Erbasecca.
"Erbasecca! Cerco Erbasecca" urlai ridendo, e mi sorrise il mondo.

Commenti

  1. Non è che capisca sempre tutto, ovviamente molti particolari mi sfuggono.
    Però penso a cosa hanno fatto di questo povero mondo: oggi qui da noi nell'evoluto Nord non consegnano quasi più la posta, figurarsi - e se il postino perde tempo è facile che lo licenzino.
    Pardon: oggi non si licenzia più, "non gli rinnovano il contratto", come con i calciatori.

    Pensare che si debbano rimpiangere anche queste cose "di colore" è davvero triste: il mondo diventa sempre più disumanizzato.
    (Ieri ho rivisto "Brazil", e tornerà a guardarmi Jacques Tati...)

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  2. Ciao Giuliano, non è che la situazione in "Africa" sia diversa, solo rimangono alcune zone in cui è impossibile muoversi senza precisi rituali di avvicinamento ed al contempo è "necessario" e "utile" consegnare bene :-) Quello descritto è un momento vecchio ormai più di 5 anni ma non molto, da quello che so, è cambiato, mi dispiace solo non averlo reso pienamente "esportabile"

    ps mi hai fatto venire in mente "la prolet" che canta al balcone :-)

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  3. Giuliano sono andato a rileggere alcune cose su Brazil ed ho scoperto che il nome originario doveva essere "1984 & 1/2" :-)

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  4. In verità (ma penso che tu lo sappia benissimo) i lombardi veri sono spesso spassosissimi.
    Purtroppo, si sono autonominati capi dei lombardi figure poco raccomandabili, e ne soffriamo tutti come calo di immagine.
    Quando io ero piccolo, l'immagine del milanese era affidata a Gino Bramieri... A me fanno morir dal ridere soprattutto le signore anziane (ormai, solo le signore anziane parlano in dialetto), ma anche tra i signori ce ne sono di formidabili.

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