Infanzia & Media - Maschere e tivù


Le prime trasmissioni sperimentali televisive furono effettuate nel 1929, quando lo sviluppo tecnico permise di impiegare la cellula fotoelettrica a metallo alcalino e un triodo come amplificatore. Trasmissioni con carattere di pubblico servizio ebbero inizio negli U.S.A., in Germania e in Inghilterra tra il 1935 e il 1937.
In Italia, un regolare servizio fu inaugurato nel 1954. Nel pomeriggio del 4 gennaio 1954 fu mandato in onda IL DIARIO DI GIULIETTA, una serie per ragazze in ventuno episodi. Da allora e fino alla riforma RAI l'appuntamento pomeridiano della televisione pubblica con i più giovani rimase immutato.
Il mezzo secolo di Tv in Italia ci permette, dunque, di tentare una lettura diacronica dell'evolversi delle rappresentazioni dell'infanzia attraverso essa veicolate.

Analizzando il percorso storico delle trasmissioni televisive realizzate e\o trasmesse per l'infanzia possiamo rilevare che, nella TV italiana ai suoi esordi erano i cosiddetti valori "forti" (l'operosità, l'altruismo, il senso del dovere, etc.) ad essere costantemente veicolati. Tale situazione conservò una sua staticità fino alla fine degli anni '60.
Il primo grande segnale di rinnovamento fu infatti dovuto alla necessità, fatta propria dai dirigenti pubblici, di controbilanciare il fermento anti-autoritario del '68 con una programmazione che riproponesse l'efficienza di quella istituzione privata che più d’ogni altra era nel mirino dei capelloni: la famiglia.
Questa risposta non fu però priva d’ambiguità, di aperture e frettolose ritirate, culminanti nel 1976 con la riforma precedentemente ricordata e in un sottodimensionamento, da parte della RAI, dello spazio riservato ai telespettatori più giovani.
Ad influire su queste scelte vi fu, forse, anche l'avvento, spiazzante per la TV di Stato, delle reti private che posero, con la programmazione di cartoon giapponesi e telefilm americani a basso costo, il problema della concorrenza fino ad allora inesistente.
In poco tempo la costosa produzione italiana fu decimata per far spazio a programmi in grado di competere, anche economicamente, con l'offerta della concorrenza.
La forza economica delle TV private fu anche aiutata dalla possibilità di legare i cartoons (spesso forniti, con la pubblicità, in pacchetti unici dalle stesse case produttrici di giocattoli) agli introiti pubblicitari senza ulteriori costi aggiuntivi.
Tra fini sociali, necessità aziendali e proteste dei genitori la Rai ha cercato successivamente di riposizionarsi sul mercato da un lato, ad esempio, legando il proprio marchio a quello della Disney, dall'altro ritornando ad una produzione, seppur minore rispetto al passato, autonoma. Buoni frutti di tale rinnovato impegno sono trasmissioni come L'albero azzurro o La Melevisione. Sempre della Rai è l'esperimento, già peraltro consolidato in altri paesi europei come Germania, Austria ed Olanda, di un programma di news indirizzato ai più giovani, il TG-RAGAZZI, che tenta di reintrodurre, in chiave moderna, lo stile pedagogico della televisione degli esordi.
Tutti questi tentativi sembrano oggi superati dall’effetto “globalizzazzione”. Sono ormai in atto massicci investimenti da parte delle grandi compagnie dell'intrattenimento (Disney in testa) sui programmi diffusi via cavo o parabola e, soprattutto, sul web, il vero mercato del futuro (non casualmente le ultime statistiche statunitensi parlano della disaffezione del giovane pubblico verso la televisione e della vittoria di internet).
Ritorniamo però alla televisione; se sosteniamo che i miti, i linguaggi, i modelli di comportamento proposti in modo celato o palese dalla programmazione televisiva riflettono (e sono fatti propri, dagli utenti, attraverso) le rappresentazioni sociali esistenti allora è possibile evidenziare come, in molti dei programmi televisivi per ragazzi, i protagonisti assumano marcatamente alcune delle caratteristiche "maschere" destinate all'infanzia. Proviamo quindi a far emergere, dal limbo della corta memoria televisiva, alcuni di tali personaggi e le rappresentazioni che essi incarnano.
Quasi sempre i "buoni bambini" (si pensi ai protagonisti de La casa nella prateria o alla piccola Heidi) appaiono sempre pronti a mettere a rischio la propria vita per aiutare coloro che sono in difficoltà, naturalmente grazie alla propria intelligenza, al proprio coraggio, alla propria fantasia riescono sempre nelle loro imprese al contrario di quei piccoli combinaguai corrispondenti ai nomi di Ciuffettino, Gian Burrasca, Pinocchio. E’ da rimarcare poi la similitudine esistente tra alcune caratteristiche di questi bambini (sia buoni che cattivi) e quelle degli adulti infantilizzati e pasticcioni di altre produzioni italiane (ad es. il sacrestano Giacinto de I ragazzi di padre Tobia) e straniere (come il sergente Garcia in Zorro).
L’altra grande figura è quella del puer senex. L'esempio migliore ci è dato dalla situation comedy Arnold. In questo telefilm, di produzione statunitense ma di grande successo anche nel nostro paese, è operato un palese smascheramento del tema utilizzando, con gli opportuni camuffamenti, come piccolo protagonista un non-bambino.
In tale serie, così come ad esempio in "Super Vicky" (dove la bambina protagonista "impersona" sulla scena, un robot), i bambini assumono le vesti di un adulto in grado di far proprio un non disturbante ed indifferenziato "senso comune" .
L'impatto di questi personaggi sugli utenti finali risente della particolarità del mezzo comunicativo utilizzato, essi restano impressi nella memoria del pubblico che li ha seguiti per tante puntate e le canzoncine allegre delle sigle dei loro programmi risuonano ancora nelle orecchie di tanti ex bambini a distanza di anni.
Non è casuale, allora, che gran parte di questi“eroi” vengano periodicamente ripescati negli “amarcord” televisivi riservati al pubblico più adulto.
E’ da segnalare, infine, come, ad opera della Disney, si sia assistito anche al varo di una serie “ibrida”, Un angelo in blue-jeans, in cui un ragazzo rivestiva, contemporaneamente, tutti i ruoli già descritti essendo un angelo (mandato, come custode, sulla terra), un saggio (dotato di superpoteri) e un pasticcione (era pur sempre un ragazzo –sic-). Tale tentativo ha anche avuto un contraltare femminile, Sabrina - vita da strega -, che ha visto la figura dell’angelo trasformarsi in quella (più femminile?) della strega.

Commenti

  1. Caro Dario, è il concetto di Servizio Pubblico che è saltato.
    Per decenni (da Margaret Thatcher in avanti) siamo stati martellati da spiegazioni perentorie, violente e senza diritto di replica, sul fatto che tutto ciò che è pubblico non funziona ed è parassitario e tutto ciò che è in mano ai privati è meraviglioso ed efficientissimo. Le recenti usciti del ministro Brunetta sui “fannulloni” ne sono solo l’ultimo esempio: ma qualcuno dovrebbe spiegare a Brunetta (ma soprattutto agli italiani, che lo seguono passo passo e si bevono tutto, “La Repubblica” compresa) che ormai lo Stato è ridotto al minimo, giusto qualcosa per l’anagrafe, e i carabinieri – per ora.
    E’ stato privatizzato tutto, Enel Poste Scuole Strade Sanità Televisione Telefoni Sicurezza: stiamo meglio?
    Dal mio punto di vista, mi limito a segnalare che le Poste funzionano in modo catastrofico: per il privato, cioè per il padrone delle Poste, consegnare la corrispondenza è un inutile fastidio, lo fa solo per contratto. Ormai le poste sono una banca, se uno vuole spedire una cartolina o un pacco è meglio che si affidi ad un corriere specializzato: ovviamente, ai costi del corriere specializzato...
    Sarebbe un discorso lungo, ma io è questo che vorrei sentir dire dai vertici del Partito Democratico: basta con le menate di stampo thatcheriano, c’è bisogno di stare insieme, torniamo a dare un senso a queste due parole di per sè bellissime: Servizio Pubblico.
    Ovviamente, non succederà mai: ormai possiamo scegliere solo fra thatcheriani di destra e thatcheriani “di sinistra”...
    saluti carissimi, e grazie per il link!
    Giuliano

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  2. Direi che concordo ampiamente... e la tua risposta meriterebbe un post :-)

    Ciao, Dario

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