Pesci


Sopra la macchina da cucire ciò messo una bella boccia di vetro con due pisci rossi.
Girano girano e pari che nemmeno si guardano tra di loro. Certe volte però capita che si vanno a sbattere uno sopra allaltro ma è comu se capitasse per caso. Pecchè a loro in fondo non cinnifutti nenti uno dellaltro. O megghiu. Potissi anche dire che si vogliono bene. Ca sù amici. E macari è vero. Almeno fino a quando ci basta u mangiari.
Per cambiarci lacqua li metto in un bicchiere della birra che una volta Gionatan mi puttau dalla Germania. Mu resi arrirennu e nel mentre mi raccontava della neve e del ghiaccio e di come si riscaldava le mani sotto la gonna della figghia del suo padrone.
Oggi me le ricordo bene certe sue parole. Soprattutto quando alla televisioni vedo certi poveri cristi scinniri dalle navi.
Io ciò un telecomando che se munci un bottone tutto si ferma come a una fotografia e allora se capita cerco di viririci la faccia allemigranti.
E di questo mi immagino che farà la fine del mio amico e di quello che forse un giorno tornerà a sò casa. Poi ci su i picciriddi anche. Macari iddi scinnunu. Quando ce la fanno. Quando il viaggio arrinesci. Ma di loro non si può immaginari nenti.
Se mi avvicino con il mangiare i miei pisci si affacciano belli arzilli a salutarimi e spuntano tutte le bolle sopra allacqua. Allora io certe volte ci gioco che faccio finta e non ci mettu nenti nella boccia ma poi mi fanu pena e i lassu stari.

Immagine: Henri Matisse, Pesci rossi e scultura, 1914, The Museum of Modern Art, New York

Commenti

  1. No, "mu resi arrirennu" èttroppo pemmè.
    Ce lo traduci?

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  2. Stavo proprio leggendo il tuo pezzo quando si è accesa la nuvoletta del gmessaggio :-) comunque la traduzione è "me lo diede ridendo"

    Ciao, Dario.

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  3. Mentula! Chi l'avrebbe mai dittu.

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