La picciridda - 12 -

Quando arrivai nel pianerottolo davanti alla mia casa la porta dellascensore si stava aprendo.
"Totò! Dove sei stato? Sono tre ore che citofono!"
Cu minchia era? Il cielo sera fatto scuro e la luce del condominio nel pomeriggio non cera nessuno che lattaccava. Ciavevo poi anche la testa che mi faceva male e mi furiava come una trottola per la botta che avevo preso e quella voce in quel momento non mi diceva proprio nenti.
"Totò! Totò! Macchiffai dormi? Ora capisco picchì sogni sempre"
"Nunzia!"
Un attimo di lucidità mi aveva fatto pigghiari ciato.
"Senti Totò ti devo dire una cosa. E' importante! Mi fai entrare?"
E come facevo ora? Il uochitochi era muto e sarà che sera sfasciato ma anche da dietro alla porta non se ne sentivano voci. Forse Suellen aveva capito e si era ammucciata ma potevo rischiare? E la bambina? In fondo Nunzia non era del palazzo e non doveva sapere. Fu il Cavaliere a salvarmi. Penso che fosse curioso di sapere comera finita la storia del filmino e per questo spuntò intrasatta dalle scale. Appena però vide a quella vicino a mia con lesperienza del vecchio lupo cercò di mascherare ogni cosa.
"Nunzia cheffai non apri oggi?" ci disse con una di quelle domande che domande non sono.
"E' ancora presto. - arrispunniu lei tutta seria - Cinque minuti me li posso permettere"
"Allora visto che è così venite con me che a te ti offro un caffè e ti rugnu le giocate che avevo preparato e a Totò invece ci faccio assaggiare un liquore speciale che mi hanno regalato"
"No! Non posso Cavaliere. Veramente" Io ava parratu ma tanto per cambiare non ciavevo capito niente delle sue manovre.
"Ecchè ci vuole?" ribattè allora lui facendomi locchiolino.
"Vabbene. Vabbene. Aspettatemi a casa però che io devo entrare per forza".
Dissi questultima cosa facendo un sorrisetto da teatro e stringendomi le cosce come a una fimminedda.
"Ma io..." si lasciò scappare Nunzia. Però dire di no a Arcidiacono non era una grande spittizza e così la poverina lo seguì ricordandomi solo sottovoce che non me lo dovevo scordare. Che mi doveva parlare. Che era importante.
Trasii subito e mi misi a cercare. Madre e figghia erano sparite che come ci potevano essere riuscite in quelle due stanze era un mistero.
Minchia! E se selera portata? Difficile a quellora non farsi vedere dentro o fuori il palazzo. Allora? Ma certo. Di sicuro erano dalla nonna. Comè che non ciavevo pensato?
Niscii di nuovo e di corsa mi fici le scale senza nemmeno aspettare lascensore che più tempo passava e più mi sembrava che mi mancava la picciridda.
Quando suonai alla porta mi rapenu subito. Nemmeno se ciavevano la sfera magica. Comè che potevano essere sicure che ero io? Fimmine! Giurai a me stesso che appena questa storia sarebbe finita avrei tentato di battere il record delle casce di birra con Discreto.
"Entra Totò! Entra!"

Assittato nella curva del salotto quello messo nella stanza dove cera la televisione taliavo le tre fimmine. Mi parevano come a un quadro antico.
Anzi sono sicuro che una cosa simile lho vista dentro a qualche chiesa o alla televisione macari quelle certe volte che mi addummiscio e mi risveglio di notte tardi che a volte nel vetro cè qualche documentario con i pittori.
Loro erano mute. La madre con Angelica in braccio che seguiva la figghia e ogni mio movimento e la nonna misa dietro di loro che non levava gli occhi di supra a loro.
Era in quel momento come quando a fine anno aspetti il botto del tappo della sciampagna e quello non arriva e tu avresti proprio voglia di quella liberazione.
Dopo tannigghia di quellattesa fu la carusa a espodere.
"Forza diccelo tu! Diccelo come è andata!"
Suellen continuava a fissarmi però nello stesso tempo si sapeva che quella frase era indirizzata a sua madre e tutta questa scena un poco mi imbarazzava che se fossi stato sicuro per tranquillizzare a tutti ce lavrei cuntato io come erano andate le cose e invece lAdonia sembrò convincersi e attaccò tutta una tiritera sopra agli ultimi avvenimenti.
"Tu lo sai Totò come sono stata male quando questa pazza è sparita accussì senza dire niente senza neanche il conforto di sapere che avevamo litigato per qualche cosa che così potevo macari immaginare che lei se ne era voluta andare... e invece no e... beh comunque chistu è passato e non ci dovrei pensare più che quando lho rivista la settimana scorsa mi pigghiau un colpo e... ti giuro!... era tanta la contentezza che tutte le sofferenze sparenu e non ciavevo più nenti da accusarla o da rimproverarci che lei cera ed era nella nostra casa con me"
Fece una pausa e tentò di darici un vasuni a quella sua figghiola accussì scapestrata. Non ci riuscì però che Suelluen si tirò di lato e parrau anche lei.
"Sì sì mamma! Cerca di tagghiarla però! Diccillu anche che appena ti ho detto che mera nata una picciridda facisti avvulari tutti i piatti e..."
"Ma che centra chistu? Io sono tua madre! Vogghiu il tuo bene! La mia picciridda non si doveva appizzare con le sue stesse mani"
Mi scappau una risata a pensare a Suellen come a una nicuzza. Una risata muta però che non li volevo interrompere. Ladonia comunque se ne accorse lo stesso e mi rimproverò tutta seria.
"Non cè nenti darririri Totò! Che questo non è il cinema. Avissi vulutu viririti con una bastarda niura che furia casa casa"
A sentire questa cosa Suellen si susiu di scatto e chiancennu venne a mittirisi vicino a mia.
"Andiamo" ci dissi. Prima ancora che la vecchia avesse avuto il tempo di continuare.

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