Lettere di condannati a morte della nuova Resistenza italiana -Il comunista-


A volte anch'io mi sentivo un coglione
per tutto quel parlare di lotte,
di rivoluzione.
Per i viaggi, le speranze,
il Nicaragua, il Chiapas, le danze
col mondo ricco degli oppressi.

Poi quel sentire era divenuto arte
su magliette, poster, giornali.
Un'arte che con trasporto e convinzione
vendevo alla rossa popolazione.
Mi trovavi lì, con il mio banco,
ad ogni lotta, ad ogni manifestazione.

Domani sarò fucilato,
domani
continuerò a non vedere la vittoria,
ma tu, figlia, non disperare.
Essa esiste.
E' nella vita, è nel nostro lottare.

Immagine tratta da: Ferrer Visentini

Commenti

  1. sono triste dopo aver letto. perché la settimana scorsa ho schernito (beh, insomma) una manifestazione antifascista tristissima, iniziata con qualche canto russo diffuso da un megafono.
    schernivo un po' tutto, anche la presenza assurda di due camionette di carramba.
    dicevo che la prossima volta, visto che eran quattro gatti, potevano organizzare la cosa insieme ai partigiani, che anche loro son sempre meno (per forza).
    era uno strano sarcasmo ai limiti dell'autolesionismo, ma mi sa che l'ho capito solo io.

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  2. grazie perché ho letto e poi sono andato sul sito di ferrer visentini.
    stupende le foto sulla guerra di spagna.
    ciao
    e grazie ancora

    remo bassini

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  3. Petarda Il tuo sentire non era molto lontano dal mio in tanti momenti :-)

    Remo Grazie a te per aver letto ed esserti incuriosito :-)

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