La picciridda - 11 -

Mi chiurii la porta portandomi il uochitochi per fare tannicchia di scena se qualcuno mi incontrava e andai a suonare alla porta dellAlicata. Erano ancora le due e io lo sapevo che a quellora si era appena ritirita che lavevo vista tante volte dalla finestra.
"Totò! Come sta la picciridda? Cè successo qualcosa?"
Era a metà tra spaventata e sorpresa per quella mia visita.
"Posso entrare?" dissi io sottovoce.
Non cero mai stato a casa sua e forse nessuno nel palazzo cera mai trasuto. Lo sapevamo bene che lei il dolore suo selera sempre voluto tenere stretto prima che scappava e anche il ricordo delle cose belle con quello.
Cambiò faccia alla mia richiesta ma nel frattempo io ero già nella saletta che furiavo locchi curioso. Lei con la porta ancora aperta mi taliau storto come se non ci poteva credere che io avessi avuto quel coraggio.
"Chivvoi? Ti serve qualche cosa?"
Ora era proprio incazzata.
Che dovevo fare? Ci facevo vedere subito le fotografie? Ci giravo attorno sperando che lei mi confessava che ci piaceva futtiri? Ci spiavo di suo marito?
"Hai visto qualcuno quando hai trovato la picciridda?"
"No Totò! Tu cuntai già! - era sempre chiù niura - Stavo uscendo e quando lho vista mi misi a citofonari a tutti che non sapevo che dovevo fare"
"Sì! Ma cera qualche cosa di strano?"
"Nenti! Come te lo devo dire? Macchì stai diventando sbirro? Lho presa in braccio e poi lho data allAdonia che è stata la prima a scinniri dopo di me"
"LAdonia? A quellora?"
"Ecchinnisacciu io? Forse doveva buttare la spazzatura... e poi lei è al primo piano avrà sentito le mie voci"
"Quale ittari... forse se la doveva pigghiare..."
"Chi? Chiddici?"
"No. Nenti. Pinsava..."
"Mah! E allora? Trasisti per chiedermi questo?"
"No... e che..."
Tirai fuori i fogghi dalla tasca e ce li misi davanti allocchi. Lei prima sazzittiu poi allimprovviso si misi a scicarli fino a farli diventare mille pezzi.
"Chi significa? Totò! Chi significa? Perchè mi fai viriri queste cose?"
Era tutta russa nella faccia e le mani ci tremavano come alla fiamma in campagna quanto si abbrucia lerba sicca.
"Cè chi pensa che sei tu quella"
"Io?"
Rapiu locchi puntandoli addosso alla mia faccia e non era sorpresa la sua ma qualcosa come a quando si talia uno spettacolo di magia che non ci piace e si sa che cè un trucco ma non si capisci qualè e uno lo vorrebbe scoprire solo per farici fari una mala figura a quello che ci sta davanti.
"Macari su fussi accussì... macari ca fussi vero... chi voi di mia?" mi spiò dopo perfettamente tranquilla.
"Cè chi dice che Angelica è to figghia"
"Cè chi pensa... cè chi dice... ma Totò ti rendi conto delle minchiate che dici? Pensavo che eri diverso... ma non è accussì purtroppo. Ora vuoi nesciri per favore?"
"Certo... certo... però prima... prima..."
"Prima cosa?"
Ammuttai la porta con il piede e ciabbrancicai di supra.
Forse era vero che quella non era lei e forse era vero anche che ancora aspettava a so maritu ma quelle labbra però facevano capire altro e lei se ne rese conto macari.
Fu un attimo. Che lAlicata proprio non selaspettava quella mia sparata e neanche io veramente. Poi la porta si aprì di nuovo e io cascai a terra per lo spintone che lei maveva dato per cacciarimi fuori. Mero scordato il uochitochi. Arrivò subito però. Un secondo dopo. Sopra alla mia testa.
Certo non ci potevo dare torto. Non lo so nemmeno io che cosa mi aveva pigghiato. Sarà stato il trambusto di quei giorni o le minne della mammina ma di certo avevo fatto una minchiata. Dovevo farmi perdonare. Ma come? Comunque non erano pensieri per quel momento. Ciavrei studiato dopo. Ora mi toccava scendere prima che qualcuno mi veniva a cercare.

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