Lettere di condannati a morte della nuova Resistenza italiana - Il quarantenne -


Così
con la pancetta
il mutuo trentennale
la precarietà stagionale

così
con la gita fuoriporta
l'utilitaria un po' scassata
la domenicale passeggiata

così
con il discount sotto casa
la tele sempre accesa
il centesimo sulla spesa

così
anche così
ci sarà chi mi vendicherà.


Fonte immagine: Cronologia Resistenza romana

Commenti

  1. 'sto cazzo. o, più elegantemente: col piffero.
    (ciao darietto:))

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  2. :-)Ciao Pet! :-)
    Il 25 ero, con famiglia, al Museo Cervi... era naturale il confronto tra le vecchie foto e la gente che avevo attorno. Sono così nati alcuni bozzetti, tra cui questo quasi autobiografico, su improbabili partigiani totalmente immersi nel quotidiano ma enfaticamente proiettati verso la "gloriosa fine". La qualità è bassa, mi rendo conto, ma credo faccia parte della mia spontanea terapia di sopravvivenza al nero che avanza.

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  3. Quando ti ho letto, il rapporto fra il titolo e quello che rappresenta, poi tutto il resto che tu configuri come richiamo a *quella* Resistenza, nel resistere di oggi,mbè......mi ha (tristemente) fatto pensare al trascorrere, a come stiamo tra-s-correndo, e.
    Nella corsa, alle speranze.

    Magari ci vendicheranno i nostri figli, quelli che verranno. :) Delle nostre lettere personali ed autobiografiche,del nostro esserci-ora, della nostra Resistenza" qualcuno avrà memoria, sicuro.

    Poi ho cercato dei "nodi" . E i nodi del trascorrere,nel trascorrere,alla fine li ho trovati in quel costante ripetere "così". In quel concludere paragonando.

    Ho pensato a lungo.E a come,alla fine siamo condannati.

    Ti direi che proprio quello stridore fra quel richiamo a quel passato e questo presente, il connubio con quel titolo ( quel che quel titolo rappresenta), il riportarsi istintivo a "quelle lettere" fa la speranza.E poi non dà fastidio alcuno.

    La prima volta che io lessi "quelle" lettere, cento anni fa almeno, ero ragazzina :) Regalo di uno zio che _proprio_non_riusciva_a_credere che mi interessasse ascoltare.E che poi sperava che ascoltando ascoltando, io , a mia volta, avrei raccontato ancora.

    In realtà io lo osservavo.Quando raccontava di fame, freddo, amici morti, fucili, fazzoletti rossi.

    Allora c'erano meno tivù e molti nonni, zii, cugini, che raccontavano di come e del perchè avevano resistito,e che alla fine, loro che avevano resistito erano persone molto comuni che ( per carattere, educazione, cultura) -a loro stessi inspiegabilmente -erano riusciti a resistere mossi dall'idea della speranza di un domani migliore.

    Io vivevo cieli diversi, quelli dell'infanzia,ascoltavo.Osservavo.Magari erano mari e cieli azzurri, tersi, calmi e sereni, pure nonni e zii,però t'arrivavano l'orrore, la paura, le urla senza gridare, e un dolore, il loro dolore che alla fine era diventato compagnia, incommensurabilmente potente, ma discreto.

    Poi si (quasi) pentivano dei racconti, e dicevano:Però tu... ma a te, domani...eh il futuro!

    Per fortuna mia , molti di loro, questo nostro domani, questo nostro futuro_a_loro_ di allora non lo vedono.

    Non han fatto in tempo a sentir parlare di mutui, a vedere come ci si "arrangia-discount" E la tele sempre(peggio e troppo)_accesa.

    Nella tua poesia, in tutti quei così, questo
    nostro starci così-così così così
    nella nostra NUOVA resistenza, non ho visto il banale,ma la tristezza (un pochetto ironica) del voler sottolineare.

    Nel paragone...
    Pare tutto più comodo,più facile, però si è precipitati nel medesimo vortice, nella medesima aspirazione al resistere.Nel tra-s-correre. :)

    Storie ( e versi) di una pazzia ( dei tempi nostri) e di una saggezza indimenticabile.

    Adesso mi aspetto il resto.Gli altri appunti, le altre cronache,grazie :)
    ciao
    gioiellal.

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  4. Ciao Dario..ognuno ha la sua di terapia "anti-nero"..La mia è (anche) "mangiareccia ;-):-) In giro per i blog, se ne vedono tante..La tua mi piace. Sai che ormai conosco il tuo stile, e lo apprezzo. Comunque, posso "azzardare" una cosa? Ben venga il "nero", caro Dario, se ti fa ispirare "cose buone" come queste..:-)
    Buon 1° maggio
    Frida

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  5. @ G.L. hai individuato benissimo quello che cercavo. Aggiungerei, sul tuo utilissimo riflettere, che forse l'unica colpa è quella di aver, consapevolmente o meno, capovolto il binocolo.

    @ Frida Vado pazzo per le seppie :-) ogni tanto provo a cucinare quel piatto anche qui al profondo nord... ci si macchia e ci si diverte a mostrare la lingua nera :-P

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