La picciridda - 7 -

U cafè mi stava bruciando la lingua però cera qualcosa che ancora non andava. Quel rattari fastidioso alla porta si sinteva ancora. Per un attimo pinsai che sbagliavo direzione e che fosse la nicuzza nella sua stanza. Così andai a guardare ma lei si era di nuovo addummisciuta.
Che fare? E se aprivo la porta e il suggi mi entrava a casa?
Mi venne da dire "Cu ie?" e "Chivvoi?" come se si potesse parlare a un animale che manco ti conosce e di certo non maspettavo risposta ma la cosa invece funzionò che dallaltra parte arrivò un:
"Sono io Totò! Apri!"
Comè strana la natura che fa succedere anche questi miracoli pinsai.
Piano piano che così potevo sempre chiudere in fretta e con un piede messo proprio darreri allo spigolo rapii.
La scala era senza luci ma i me occhi non putevano sbagghiari. Era Suellen la scomparsa.
"E tu chiccifai cà?"
"Fammi entrare prima"
"Sì sì. Certo!"
Mi spostai che non ero tanto sicuro di quello che stavo facendo e infatti appena il fantasma misi peri a me casa accuminciau a fari vuci:
"Dovè? Dovè?".
A girare le due stanze che avevo non ci voleva assai anche senza fare quel bordello. "Finiscila!" ci rissi deciso. Non lo sapeva quella disgraziata comerano fatte le case del condominio? Chiurii subito a chiavi la porta poi girando la testa vidi quella disgraziata con in braccio Angelica che piangeva.
"Chi stai facendo?" mi scappò tutto incazzusu.
"Tu non puoi capire! Non puoi capire!" mi rispose lei senza nemmeno alzare gli occhi dalla creatura.
"Capire cosa? Veni cà e non fare a scema. Veni! Assettiti! Che cè anche il caffè pronto"
Con le lacrime che ci uscivano mute come a una marunnuzza dei miracoli Suellen si sistemò nella seggia della cucina. Come se non avesse pensato a altro fino a quel momento tirò fuori una minna bella china da sotto la maglietta ianca con la foto di orsacchiotto e si misi tutta tranquilla a dare da mangiare alla nicuzza.
Laltra minna era metà di fora e io non potti fare a meno di sentiri tannicchia di fami nello stomaco e un pizzico di prurito dove non stava bene.
"E' la tua?" ci spiai senza tanta convinzione.
Ma lei non mi rispose come se non fosse stata capace di sentiri nenti. Mi misi allora a taliarli come si talia un quadro alla chiesa. Un sorriso acculurato e due occhi attenti avvolgevano la mia Angelica.

Commenti

  1. Ohhh, è arrivato lo svelamento che avevi ben preparato: non troppo peso ma nemmeno troppo poco, la giusta distanza in modo che l'avanzare della storia l'aveva collocato nella corale dei personaggi senza che si potesse sospettare prima del tempo. Sono ammirata! Mi dispiace solo che questo preluda al finale, mi stavo affezionando anch'io alla nicuzza :)

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  2. Bene :-) Non poteva esserci domenica migliore, grazie B.!
    Dario

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