La picciridda - 5 -

Non ci vosi molto a trovare una volontaria. La moglie di Alfio appena ce lo chiesi fu tutta cuntenta per quellimpegno accussì importante.
Lei figghi non ne aveva avuto che so maritu Alfio faceva tuttu u masculo con lei ma poi di unni serviva ci nisceva sulu acqua frisca. Me laveva confidato in uno di quei giorni che spuntava a farimi i sorpresi e mancu maveva chiesto di tenere il segreto che lei lo sapeva che di me si poteva fidare.
Appena fu vicino alla picciridda mi sintii più tranquillo. Di corsa mi o pigghiai una confezione da sei di birre che avevo messo nel frigidere per portarle da Discreto.
Quello sembrava che mi aspettava. O forse fu solo impressione mia.
Fatto sta che appena massittai nella sua cucina lui cambiò mutu mutu stanza per ritornare subito con un cestino pieno di calia e simenza. Cerano anche le castagne napoletane che a me mi piaciuno assai e che con la birra calano che è un piacere.
Non contento Discreto ci mise dentro al frigorifero unaltra confezione di birra come a quella che avevo portato io. Di sicuro frequentavamo lo stesso ardiscaunt. Quello che aveva aperto un mese prima a cento metri dal nostro palazzo e che aveva quella marca in offerta.
"Come va?"
"Crisci"
"Non scherzare! Se è solo due giorni che ce lhai"
"E cu scherza?"
"Io intendevo come ti trovi. Se è difficili... cose così"
"Mah! No saccio. Cioè non me le sono fatte queste domande però..."
"Però?"
"E che ciavrei da dirti una cosa e non sapevo con chi parlare..."
"Sono qua"
"Ma forse sono tutte minchiate"
"E io ti ascuto lo stesso"
Per farla breve ci cuntai tutte le cose che avevo pensato della signora Adonia e lui prima si mise a ridere poi addivintau serio serio e si calau una birra tutta di un ciato.
Avevo visto giusto a preoccuparimi?
Discreto si alzò di scatto e sparì di nuovo. Questa vota però la cosa fu lunga.
Quale altra novità cera? Stava cercando quacche cosa?
Fici finta di non darici importanza a tutto questo e con la bocca piena di nucidde rapii il frigorifero che la razione che avevo portato era finita.
"Stava murenno! Stava murenno!"
Lo guardai con la faccia perplessa.
"Ma come? Non te ne sei accorto che non riuscivo più a respirare?"
In effetti prima mi era sembrato tuttu russu nella facci ma pensavo che era leffetto della birra e do cauro misi insieme.
"Mi deve essere andato storto quacche seme" mi disse indicando il cestino. Poi sassittau di nuovo vicino ammia e come se niente fosse successo accuminciau a parrari:
"In effetti..."
Discreto è fatto così.
Uno non se la deve pigghiari se nel mezzo di una discussione accumencia a santiari supra alli potenti e ai dannati. E' nel suo carattere.
Che poi nelle sue cose quacche fatto che ti serve ce la trovi sempre come quando mi disse che sera accorto che da un paio di giorni sintevu vuci strani dalla porta della Adonia. Come di persone che sacchiappano tra di loro e che era sicuro che non era la televisione con quacche politico di quelli che a lui ci facevano veniri lorticaria. Pecchè lui si era anche preoccupato e allora aveva suonato con la scusa di chiedere tannicchia di sale e così le voci da dietro alla porta erano finite.
Poi concluse il suo ragionamento:
"Ora che siccome il marito è vuricato e i parenti sono spariti dopo la seconda disgrazia non ci sono dubbi che lì dentro sta succedendo qualcosa di strano"
E su questo eravamo daccordo.
Ni sugamu le ultime due birre alla russa ma senza ittari le bottiglie che allora si faceva troppo casino e ci salutamu.
Tuttu suratu e mezzo ubriaco non mi sentivo di tornare a casa. Decisi allora di andare a farimi una passiata al lotto e poi di pigghiarimi un cafè.
La signora Nunzia non sembrò sorpresa di vedermi. Forse sapeva già quello che era successo anche se lei con il condominio non centrava nenti.
"Totò! Finalmente! Chiffai non veni chiù a trovarmi?"
Na me testa stava partendo la machina delle domande che a me queste smancerie mi fanno sempre preoccupari.
"Ciò avuto chiffari" ci risposi evasivo.
In effetti capitava di rado che per tre giorni di fila io non minventassi un sogno e ogni volta che sognavo era Nunzia a prendere il posto di Giuseppe quello degli Ebrei e a darimi i numera giusti.
"Come vuoi tu" mi scappò a lei un poco risentita " E allora chi mi cunti?"
continuò però subito dopo con il tono di sempre.
"Cero io una fimmina e un carabbineri con la pistola e io inseguivo a lei e lui a tutte e due"
"Macchittipassa na testa Totò? Che sei a siccu? Su voi tela presento io quacche signora giusta pittia. E che si fa pigghiari macari"
Nunzia ci piaceva fare queste battutte che non si vergognava di queste cose ma io quella volta mi sintii tannicchia a disagio.
"E allora. La fimmina che scappa sta 10. Il carabbineri con la pistola invece è facili facili ed è 32. Poi io direi di mittirici anche linseguimento che è 44 e accussì ciai un bello terno"
"Chiffai tu iochi ora?" mi domandò conoscendo già la risposta.
"No chiù tardi" ci risposi e niscii dal negozio.
Il bar vicino era già chiuso.

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