Tapallara - 17 -

Da qualche tempo cera quaccuno che aveva accuminciato a scassarici la minchia.
Non è che Vincenzo era uno facile a scantarisi. No. Questo no. Però ci dava fastidio questa cosa lo stesso.
Allinizio quando ancora non senera accorto celaveva confidato un suo amico giudice che dentro alla polizia cera chi sera fissato con lui. E in effetti dopo quella discussione Vincenzo accuminciau a giurare che quaccuno lo seguiva quando nisceva da casa sua. Era strana questa impressione.
Per non fare la parte del fissa ammuccalapuni lui ci vosi spiari anche agli altri amici che ciaveva al tribunale se era solo una fisima sua oppure no. Un poco però ciarristau lo stesso sorpreso quando loro ci rissuno che era vero. Che cera gente uno in particolare che voleva sapere cose sopra a iddu e faceva domande a tutti.
I primi tempi comunque si fice due risate lo stesso per questa impertinenza.
"Su proprio pacchiuttazzi se pensano che li porto da qualche parte" pensò e nello stesso momento promise a se stesso di non metterci più testa. Però non riuscì a dimenticarla completamente questa cosa anche pecchè la rottura di coglioni continuò per un bel pezzo e qualche notizia addirittura arrivò supra alla carta do pisci. Ai giornalisti insomma.
Di questi però non cera di che scantarisi. Erano tutti amici suoi e fidati anche. Quaccuno di loro doveva a lui quel lavoro e non se lo poteva dimenticare. Per non parlare poi del padrone dellunico giornale della città. Mischino. Ancora lo ringraziava e se lo ricordava bene quello di quanto Vincenzo ciaveva fatto avere i soddi giusti per alcuni debiti di gioco che si era fatto e che doveva a certe persone tannicchia incazzuse.
Non tutti quelli che scrivevano però si vutavunu a taliari il panorama. Un pugno di carusazzi comunisti serano messi a fare caciara in quellultimi tempi. Sopra alle pagine che stampavano cerano nomi e cognomi. E cosi inventate che parevano vere. E cose vere che parevano inventate.
Di sicuro qualche scemenza su di lui ce laveva passata quello sbirro. Quel pezzo di merda.
Per fare sgrusciu e vedere cosa succedeva. Per questo ora Vincenzo doveva stare più attento. Non poteva più parrari tranquillamente al telefono o ricevere a so casa chi cazzu vuleva. Nemmeno quando sinnieva a buttane ci davano pace quei motti di fame. Lui li vedeva che trasevano nella stessa vanedda e così sammusciava anche la vogghia.
"U carvuni se non tinge mascaria". A questo pensava Vincenzo e la cosa più preoccupante era che nello stesso momento che allocchi e allorecchie della gente arrivava la notizia che quaccuno poteva toccarlo aumentava il rischio che chi ci doveva favori incominciasse a scantarisi oppure provasse a fare il masculo.

"Pronto"
"Pronto... sono io..."
"Lo sai che ti chiamiamo noi. Soprattutto ora"
"Il telefono non è mio e funziona bene... e macari iu stassi bonu senza tutti sti muschitti vicino alla mia faccia"
"... uhm... e allora perché non te ne liberi?"
"Già. E' che non mi vulissi rari manati na facci"
"Vabbene và. Facciamo così. Dicci a Tano di passare a ritirare la bomboletta sprai che così ti viene un lavoro pulito"
"Cu stu cauru è quello che ci vuole..."
"Ti saluto"
"A presto"

Era una sira frisca per essere già luglio. Il poliziotto si stava ritirando a piedi alla centrale. Quello era lultimo giorno prima delle ferie e lui aveva già prenotato il posto al campeggio. Lo stesso dove andava ogni anno. Quello con la piscina e le rocce e la sala da ballo.
Ci sarebbe piaciuto cambiare per una volta. Partire. Magari da solo o ancora meglio con Ninuzza. Già. Era proprio bedda a mugghieri di Don Vincenzo. E duci macari. E anche se non era servito a niente starici dietro lui dopo un po' sera voluto inventare una scusa in ufficio per continuare a vederla. Ciaveva detto al giudice che forse cera la possibilità che lei collaborasse alle indagini e
quello ciaveva dato lo stabbene. Ci pensava spesso addà fimmina. Se non fosse stato che era in servizio... se si fossero incontrati solo per caso.
Il direttore del campeggio al telefono ciaveva ripetuto più di una volta che questanno cerano centomilalire chiossai da pagare pecchè era arrivata una nuova tassa. Ma lui aveva preso lo stesso il posto per la rulotte che allora chi li sentiva a sò mugghieri e ai suoi figghi. Dio cinni scansi e liberi. Appena arrivato pigghiau le chiavi per aprire il portone di casa.
"Voddiri che qualche sera rinunciamo alla pizza" pensò e mentre pensava a questa cosa nello stesso momento sarrustiu.

Commenti

  1. Bravo! Fila bene questo racconto a puntate!..Non solo intrigante, ma...con tutti i pezzi che vanno al loro posto..come un puzzle..
    Continua a "tessere"..che ti seguo! :-)

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  2. Grazie Frida :-) Ormai siamo quasi alla fine :-)

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