Quale festa?

La Campagna di denatalizzazione lanciata da Petarda mi ha fatto venire in mente una vecchia mia "ricerca" che, rivista e ridotta, invio :-)
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Sin dall'antichità le festività invernali erano contraddistinte dal rovesciamento dei ruoli e dalla distribuzione di doni.
Un chiaro esempio di ciò è costituito dall'antica festa romana dei Saturnalia.
Durante questa festività dicembrina agli schiavi ed ai servi venivano donate delle statuette di cera o di pasta: le sigilla.
Questi riti probabilmente (lo testimonierebbero appunto le sigilla) erano legati al culto dei defunti, e proprio per catturare la benevolenza di quelle anime si offrivano loro dei doni. Le vergini, gli schiavi, i bambini impersonavano, in questi momenti, l'alterità rappresentata dai defunti; coloro ai quali fare doni, coloro che era necessario pacificare.
In epoca cristiana il periodo del solstizio invernale venne a coincidere con una serie di festività che dal 6 Dicembre (giorno della festa di San -Nicola) proseguivano fino al 6 Gennaio (Epifania).
Tali feste avevano il loro momento culminante, oltre che nel Natale, anche nella festa dei santi
innocenti del 28 Dicembre (commemorazione dei bambini sterminati da Erode).
Esiste, dunque, una rappresentazione del Natale comune alle culture storiche e letterarie degli abitanti del mondo occidentale e due sembrano i cardini fisici attorno a cui ruota tale rappresentazione: i bambini ed i doni. Questi due elementi sono da sempre legati alle festività invernali e proprio ciò sembra aver permesso la piena trasformazione consumista della festa senza che vi fossero eccessive proteste o tentativi moralizzatori.
Su di un nucleo centrale ben radicato e presente in tutti i paesi europei, il tema del Fanciullo Divino, sembrano essersi avviluppate tradizioni remote (i doni propiziatori a favore dei defunti) e meno antiche (i doni portati dai Re Magi o quelli notturni di San Nicola accompagnato da Ruprecht).
In tal modo la rappresentazione sociale della festività Natalizia è potuta crescere ed evolversi integrando l'evocata carica emotiva pubblica (la magia delle funzioni religiose natalizie ed i messaggi dalle stesse veicolati) e privata ( i sentimenti "narrati" nella gran parte dei ricordi familiari sono ovunque simili ) con la finalizzazione commerciale della stessa festa (l'obbligatorietà dei doni; gli alimenti della festa; le decorazioni della casa e della tavola; etc.) oggi realizzata.


Commenti

  1. Ciao, dario. Forse sono di parte, in quanto ateo, o eccessivamente razionale, ma credo che, anziché condannare certe festività religiose perché scadute nel laicismo (purché non nel mercantilismo) o perché dichiaratamente ispirate a diverse "divinità", dovremmo riscoprire il senso pagano della celebrazione collettiva e con esso l'importanza dell'identificazione con un rito, espressione simbolica di un'esigenza umana. Questo lo dico a coloro che devono a tutti i costi festeggiare qualcosa. Altrimenti, la necessità di ritrovare un contatto umano e sociale, può essere sperimentata in altri mille modi, ma di questo ne parliamo dopo Natale. Interessante, la ricerca.
    Ciao,

    Gioacchino

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  2. ecco, l'ho sempre detto che il natale è come il matrimonio: si fa per i bambini e per i regali.
    petarda

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  3. @ Ciao Gioacchino, concordo su importanza e necessità sociale dei riti... in questo caso credo che tutti gli ultimi osti abbiano esagerato nell'annacquare il vino :-)

    @ Grazie Petarda per lo spunto, cercavo le parole per intervenire sul tuo blog ma tu mi hai preceduto :-)

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  4. la dimostrazione della commercializzazione sta proprio in quell'abito ROSSO di natale. Che alle origine era VERDE ...

    il potere della cocacola, della pubblicità, del consumismo, hanno cambiato il olore del natale.

    per me, resta verde. prescindere :-)

    BUON NATALEEEE

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  5. grazie a te, dario, per aver fatto riferimento al mio post nel tuo tuo bel post :)

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  6. @ Ciao Francesca, Buon Natale anche a te ;-)

    @ Malvina :-)

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