Tapallara - 14 -

Ora dopo tanto parlare di Vincenzo vi vorrei cuntare un po' megghiu di Carmela. Sua figghia.
Per farlo forse però mabbisognerebbe tornare a essere assai chiù nicu. Che a noi ci sembra sempre di capirlo quello che sti picciriddi cianno nella testa ma in realtà secunnu mia non ne sappiamo niente e nemmeno ciarriniscemo a ricordarcelo quello che vedevamo noi e quello che sognavamo macari. Insomma per fare bene avissaffari come se fossi stato io il suo angelo custode. Quello a cui lei diceva tutto.
Mah! Comunque! Basta con queste chiacchiere vah! Accuminciamo. Che annunca il piatto si fridda.

Carmela oggi ha dieci anni e sincominciano a vedere le minne e lei celo dice a suo padre che ciaccarezza i capelli lisci e lunghi e ride di quella innocenza.
Carmela non lo vuole sapere pecchè papà non ci sta nella stessa casa con lei e nemmeno pecchè lui non ci parla con la mamma. E' ancora nica. Ce lo dicono sempre quelli grandi. Che per ora non può capire. Che poi verrà il tempo e ci spiegheranno ogni cosa.
Anche le sue amiche lo sanno che Carmela è figghia di separati e quando litigano con lei come fanno i bambini a quelletà sono veloci a usarla questa parola. Si sono accorte che lei ci soffre a sentirselo ripetere e chianci quando succede e ce lo dice alla suora.
Le sue compagne pensano che non è giusto che ogni vota la monaca cunotta solo a lei e ci da ragione. Come se Carmela fosse una santa e forse proprio per questo loro tornano a ripetercela quella cosa. Per vendetta.
Secondo me comunque anche loro... non è che sono tinte. E' che non lo capiscono bene che cosa vuole dire quel discorso che non ce ne sono assai di mamme che vivono da sole. Loro sanno solo che a quella bimba ci fa male pinsarici e accussì se ne servono per giocare.
A volte per questo Carmela sarritira tutta triste dalla scuola e allora se cè una bella giornata si mette subito a camminare nel giardino. Lì ciavi tutti i posti dove lei pensa che nessuno può trovarla pecchè anche se la cercano si tira il ciato e non si muove neanche se una musca viene a darle fastidio.
Comunque nonostante queste cose ha tutti buoni voti la nicuzza. Anzi è proprio brava. La suora cià detto alla mamma che quella picciridda ha il dono della scrittura. E scrivere ci piace proprio a Carmela.
Lei lo fa sopra a tanti foglietti azzurrini che una vota cià regalato suo padre. Inizia con la data come si fa a scuola e poi ci scrive tutta ordinata le cose importanti che succedono così come ce le racconta alla mamma ogni giorno.
Quando uno di quei fogli è tutto chino dinchiostro lo mette in una borsa vecchia che ha trovato conservata sopra allarmadio un giorno che era rimasta sola.
Fu accussì che successe: la mamma era uscita e lei aveva iniziato a fare lesploratrice dentro la casa vuota. Cercando cercando sera messa con la seggia di fronte allarmadio per guardarsi bene allo specchio e lì alzando gli occhi prima di scinniri laveva vista. Quando era ritornata Antonia con il gelato Carmela aveva nascosto quel tesoro senza dirci niente. Forse però selera solo dimenticato a chiederci il permesso pecchè sera trovata a mangiare tutta contenta quella delizia. Era al limone il gelato. Tuttu iancu e asprignu che accusì buono lo sapeva fare solo il gelataro che passa ogni pomeriggio allangolo della via dove abita lei. Già. Forse proprio per questo sera dimenticata della borsa.
Là dentro ci sono anche le sue poesie e le foto. Quelle che ci piaciunu chiossai. E i segreti macari. Per questo ora la tiene ammucciata in un posto segretissimo che nessuno la deve scoprire.
Da oggi appoi non ciavrà più bisogno della carta azzurra pecchè la monaca per il suo compleanno cià regalato un quaderno grossogrosso e tutto profumato e cià scritto una cosa anche nella prima pagina:

"Voglio darti questo. Sarei felice se tu iniziassi a scrivere qui ogni tuo pensiero. Vedi... vorrei che questo quaderno riuscisse a seguirti, ad accompagnarti. Come se, per sempre, io fossi al tuo fianco. Fino al giorno in cui S. Giuseppe non deciderà di farti incontrare un bravo marito. E poi ancora, fino al momento in cui la Madonna non ti concederà la gioia della maternità. Fino a quando, un anno lontano, il nostro buon signore Gesù non ti chiamerà con sé nel suo gregge celeste"

Cetto la bimba lo sa che quella ci vuole bene e anche lei cinnivoli ma Carmela non glielà detto lo stesso che da grande non si voli maritari e che vuole fare la dottoressa che cura i bambini. Chinnipò capire una vestita di niuru di quello che sogna una picciridda?
Intanto lei sallena con le sue bambole. E le veste e le spogghia e ci fa le punture e ci da i medicinali dopo le operazioni che si inventa ogni giorno.
Cenà tante di bambole. Tutte quelle che ci ha regalato suo padre da quando lei ci ha detto che Alfio gliene ha portato una bellissima. E anche la mamma spesso ci gioca con lei e la guarda e ride e ripete che cià la casa piena e non sa più dove metterle tutte queste pupe.

Oggi è il suo compleanno. E vinni so o pà a pigghiarla che celaveva promesso. E ci saranno due torte anche. E baci.

Commenti

  1. Questituoi racconti sono bellissimi... Grazie per la tua presenza e attenzione, Giulia

    RispondiElimina
  2. Grazie Giulia, sei sempre gentile :-)
    Mi hai fatto un po' spaventare ma son contento che tutto ora vada meglio :-)
    Ciao, Dario.

    RispondiElimina

Posta un commento