Tapallara - 13 -

A vederla da quella terrazza Roma pareva proprio una cartolina. Ci era spuntata la fame quella matina e mentre mangiava senza sapere pecchè si mise a pensare a Sua Santità. Chissà che stava facennu il Papa in quel momento. Priava? Leggeva il Vangelo? Futteva?
Maria era assittata nella sdraio che si stava tingendo lugna dei piedi. La gonna leggera senera calata sopra i cianchi ma a lei non sembrava che ci importasse assai di stare a cosce aperte e senza mutanni. Ogni tanto lo taliava e sorrideva.
A quella femmina cerano sempre piaciuti i masculi che non si sforzavano di fare i mammalucchi per passare una notte con lei. In genere però quelli che incontrava non la pensavano allo stesso modo.
Ne vedeva tanti: alcuni pensavano che la strada giusta era quella di mannarici ciuri e gioielli oppure di cuntarici minchiate sui loro matrimoni; altri invece facevano i cannaruzzuni e recitavano la parte dei fissa per fare intendere di essere tutti innamurati e pronti a qualsiasi cosa per un suo desiderio. Che scemenze. Avevano tutti una gran vogghia di futtiri. Era questa lunica verità. Non cera bisogno di nasconderlo. E poi macari a lei ci piaceva passare il tempo in quel modo e se ciaveva il desiderio non cera nemmeno bisogno di domandare.
Ora cera questo Vincenzo. Ce ne avevano parlato bene. Uno che pareva destinato a una grande carriera. Erano stati in tanti a dirici di frequentarlo che ci conveniva assai e a dire il vero anche per il resto non cera stato tanto bisogno di sforzarsi con lui.
Quando ce lavevano presentato selera immaginata subito quella lava che sammucciava sotto a quella presenza profumata e in ordine. Raramente Maria si sbagghiava in queste cose e infatti lonorevole laveva subito invitata a cena a casa sua e cetto celaveva fatto capire che non era solo per fare amicizia o parrari. Lei sperava però lo stesso di non sentire troppe discussioni inutili prima di cuccarisi. Era stata comunque una preoccupazione dei fissa pecchè lui non laveva fatta questa minchiata. Lei non era ancora arrivata a trasiri nella porta dingresso che quelluomo ciaveva subito piazzato la sua lingua nella ucca e una mano nivvusa in mezzo alle cosce. Sarebbero andati daccordo.

Vincenzo saccorse che ci stava diventando di nuovo duro. Sullavissuru saputo i suoi amici come celaveva sucata la signorina della televisione quella notte ci sarebbe venuto un colpo. Quella fimmina non ciaveva proprio rivali. Savvicinò vicino alla sdraio e senza parlare la fece mettere a culo a ponte.

"Lo facevi così con tua moglie?"
"Muta, buttana, muta!"
"Scommetto di no. Vero Vincenzo? Vero?"
Cianfilau a siccu a quella iaddina.
"Macchiminteressa -pensò- su tuttu funziona come devessere mi fazzu rari u divozzio a S.Pietro e macari lassoluzione a sta vacca ci rugnu. Tutto. Tutto"

Si stava pulizziannu quando suonò il telefono.

"E allora Vincenzo com'è la situazione?"
"Tutti gli amici sono pronti. Ma mi hanno detto che il Principe vuole un elenco con tutti i loro nomi e prima ci vogliono garanzie"
"Non preoccuparti. Parlerò io con lui. Piuttosto... lo sanno che è tutto a posto con gli americani?"
"Certo. Si aspettano molto da voi"
"Bene. Di' loro di iniziare a muoversi"

Erano passati solo due mesi. Già sera stancato dei puttusi di Maria e del bordello che cera stato per quelle ammazzatine in Sicilia. E manco lì le cose della politica stavano andando bene. Tutto era stato sospeso e per giunta avevano attaccato a quacche amico innocente.

"Qui si sta scatenando il finimondo"
"Te l'ho detto, lo abbiamo addormentato"
"Sì ma intanto ora ci sono i processi"
"Dovresti saperlo che non ti devi preoccupare per questo. Pensa a futtiri. Anche i tuoi amici lo sanno che è tutto a posto"
"Ma io..."
"Ritornerai un po' a casa. Ci servi di nuovo lì. Non vogliamo che qualcuno pensi che abbiamo abbandonato gli affari"
"Bene"
"Bene"

Vincenzo a Roma non cera più dovuto salire per fare presenza al Parlamento. Parlava con chi di dovere e quando era il momento al suo posto ci mandava a quelli che voleva lui. Poi questi qua ci riferivano le novità e ubbidivano. Senza fari tanti problemi che lo sapevano quanto cuntavano.
Laltri amici fidati invece avevano continuato i loro affari come prima. I processi sono cose che ci vuole tempo e su sempri chini di fumo anche quando si parla di un colpo di stato. E poi se cè proprio bisogno qualche liggi si può sempre fare per aiutare chi cià problemi o primura. Ma questa è cosa che si sa. Limportante fu che quasi nessuno in quelloccasione si ritrovò a rancurarisi.

"Allora parti..."
"Sì"
"Ed io?"
"Ed io cosa?"
"Niente... mi verrai a trovare?"
"Ti spaventa restare sola?"
"Non sei divertente"
"E perchè dovrei esserlo? Per farmela sucare megghiu?"
"Vaffanculo"

La prima manata arrivò precisa e senza risposta. Dieci minuti dopo Vincenzo ci stava come un pazzo in mezzo alle cosce mentre lei invece cullocchi vagnava i linzola e con le gambe cercava di farici un ruppo dietro la schiena.
Fu lultima futtuta quella che poi non si vistero più.

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