Tapallara - 11 -

Non cera la televisione nella casa di campagna e nemmeno le canzoni entravano li dentro che mancava la radio. Ma Ninuzza non sinquietava per questo. Aveva scoperto che ci piaceva leggere. Era cominciata subito questa cosa della carta scritta. Nei primi tempi che lei era lì. Ci passava la collera sfogliando tutte quelle belle storie con le fotografie.
I giornali ce li faceva avere la sua amica Agata quando veniva a trovarla. Ogni giorno si può dire. Che ora non cera più nessuno a impedirlo.
Poi era capitato che ciavevano messo una fermata dellautobusso che portava in centro. Proprio vicino al cancello della sua casa. E a lei cera cambiato il mondo.
Lidea celaveva data la parrucchiera. Ninuzza leggeva così assai ed era tanto accanita in questo anche se cerano sempre gli stessi giornali dentro a quel negozio che tutte le altri clienti quando la vedevano assittata passavano avanti pecchè tanto lo sapevano che lei non se ne sarebbe nemmeno accorta impegnata comera a finire qualche storia:
"Ninuzza ma invece di veniri cà per sforzare locchi... ma picchì non tinni vai alla biblioteca e te li porti a casa tò i libri?".
Certo forse la stava prendendo in giro ma Ninuzza invece pensò che quella era una buona idea e accussì una vota a settimana vestiva a festa a Carmelina e sinnieva in Biblioteca a farsi prestare un libro. Non è che allinizio era molto pratica di queste cose però una persona che laiutava la trovava sempre e così quando ritornava a casa era sempre tutta soddisfatta. Solo una vota uno tentò di fare lo spetto e ci fece pigghiari un libro che già alla seconda pagina lei era diventata di mille colori e cò focu di intra. Lo chiuse quasi subito macari se ancora celaveva la vogghia di continuare e per quella settimana ci resi lacqua alle piante.
A lei ci piacevano di più le storie damore. Quelle chine di difficoltà che si arrisolvevano quasi sempre con un bacio o un matrimonio alla fine della vicenda. E ogni vota che dopo le prime pagine si accorgeva che il libro era come voleva lei pigghiava a so figghia e sassittava davanti alla porta di casa a leggere a vuci di testa.
Quellangelo lascoltava tutta attenta arripetendo tutte le sue espressioni e anche se a volte non capiva le parole lo sapeva che il loro significato poteva trovarlo nella faccia della madre.
Un giorno mentre erano cumminati accussì Vincenzo spuntò allimprovviso che Ninuzza non si potè ammucciari.
"Voglio mandare Carmela in collegio" ci disse. E quelle erano le prime parole dopo quattro anni.
Antonia accalau la testa. Si sentiva moriri. Ma non parlò però. Entrò dentro casa per pigghiare carta e penna e ci scrisse le sue condizioni a quelluomo.
Accettò tutte cose Vincenzo che ora che a Roma finalmente cera arrivato non cenaveva vogghia di fare discussioni con quella pazza.
Accussì ogni mattina una macchina veniva a pigghiari la picciridda per portarla dalle suore e poi il pomeriggio laccompagnava di nuovo a casa.
Sua madre laspettava sempre davanti al portone e la stringeva ogni vota forteforte prima di farisi raccontare tutto quello che aveva fatto. Non cera niente che non la interessava. Voleva sapere ogni cosa. Chi cera e chi non cera. E le lezioni. E il mangiare. E i vestiti. E le preghiere. Carmela iniziava a cuntari e a rispondere. E continuava. E non cià fineva fino a quando dopo cena non saddummiscevano insieme nel letto grande.

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