Abou El Sayed

Stamattina mi visti spuntare davanti alla mia casa i carabbineri.
Avevano bussato a tutte le porte ma nessuno ciaveva aperto. E cetto. La signora Agnello di sicuro non cera e sarà dovera con il suo carusiddu. Nelle altre case del primo piano a quellora non cera nessuno. Forse lamericana. La signora Alagna al secondo piano. Ma capace che era uscita per cercare sua figghia in qualche vanedda.
Comunque sunanu da me.
"Buongiorno -mi disse il più giovane- stiamo cercando un certo Abu Elsaied. Sa dirmi se abita in questo palazzo?"
Lo guardai come si talia una bottiglia china dopo una imbriacatura. Di sicuro cercavano il marocchino.
Da quando sera messo dentro casa la moglie di Antonio sera fatto la macchina nuova e tanti amici. Lo venivano a trovare la sera. Uno entrava e uno nisceva. Qualcuno del palazzo sera lamentato per il portone che rimaneva sempre aperto la notte ma lui per farli stari muti un giorno ciaveva fatto mettere con i suoi soldi la chiusura automatica.
"Maresciallo qua ci stanno tante famigghie - ci rissi- no sacciu come si chiamano tutti. Forse allottavo piano"
Quando scinnenu Abù era in mezzo alle divise e piangeva. Angela lo seguiva in silenzio però non ci andò nella macchina con loro.
Pochi minuti dopo era dietro la mia porta che bussava.
Aveva ancora la vestaglia di casa tutta rossa con i fiori e un paio di tappine con le perline.
"Totò! Totò! Su puttanu! E ora comu fazzu? Sti bastaddi!"
Chiangeva Angiluzza e la faccia ci diventava tutta piena di strisce nere.
Ci resi un fazzoletto e labbracciai strettastretta. La conoscevo da quando era nica e riempiva le bottiglie alla fontana.
Mi cuntò tutte le sue cose.
Che lei ci voleva bene veramente a Abù e che per campare ci volevano i soldi e quel disgraziato di Antonio non ci voleva dare il divorzio che se lei poteva a questora già se lera già sposato a lui anche lindomani. Accussì avissi fatto e allora non ce lo avrebbero portato via per il permesso e tante altre cose che quasiquasi piangevo anche io con lei.
"Non ti preoccupare!" Non ti preoccupare ci ripetevo. E nel mentre continuavo a stringerla e ci facevo tante carezze. Na facci. Sopra le minne. In mezzo alle cosce.
Poi finalmente si calmò.


Fonte immagine: http://lubna.altervista.org

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