Vito Albana

Vito Albana viene dalla campagna anche se ora abita nello stesso mio palazzo.
Quando era più caruso ci finì un braccio sotto il trattore e così non lo pigghiano più a raccogliere la robba della chiana. Ma nella disgrazia fu fortunato. Un suo amico lo fece andare a travagghiare come custode in una ditta di costruzioni della città e lui in questo modo potè continuare a mangiare.
A Vito ci piace parlare con me. Lui mi ha insegnato a usare le arance e i limoni per colazione pranzo e cena. Li sa cucinare in tutti i modi possibili. Ci fa le granite. Linsalata. Il riso. I dolci e i liquori. Quando saccatta la carne poi usa tutte le cose. Foglie scoccia e succo.
Se capita che la ditta non ciavi cantieri aperti Vito ritorna per qualche giorno al paese. Ne approfitta per pigghiare tutto quello che può che così può conservarselo nella sua casa. Cette volte in quelloccasioni passa da me per sapere se voglio anche io quaccosa e poi me lo porta che ne napprofittiamo per fare due chiacchiere.
Fu per questo che ieri mattina lo visti spuntare dietro alla mia porta di casa alle sei precise che ancora sembrava notte. Si presentò con una bella forma di pane. Due cipolle. Un pezzo di pepato fresco e mezzo litro di vino.
Voleva fare colazione.
Mi disse che era dalle cinque che era pronto ma aveva avuto paura di distubbare e così aveva aspettato unaltra ora. Era tutto contento di potermi raccontare le ultime novità del paese.
Di suo nipote Mariano che senera fuiuto con una carusidda di tredici anni. Di Carmela. Pecchè la gelatara del corso ciaveva lamante e lo sapeva solo lui. Dello Zio Cola che sera ammuccato venti uova e cinque chili di sasizza cruda per scommessa. Di sua madre che ancora a novantanni se ne andava ogni giorno al cimitero per parlare con suo marito. Mi disse anche che maveva portato della ricotta accussì buona che a mangiarla con la pasta di casa che ciaveva lui era meglio di un pranzo di matrimonio.
Vito non sera mai sposato.
Non ne voleva compassione per il suo braccio.
Alle femmine oneste invece ci tremavano le mani quando ci vedevano quel pezzo di carne che cera rimasto. Mi cuntò che per questo quando ciaveva vogghia di farisi taliare lattro pezzo ca pinneva apriva il portafoglio e chiureva locchi.

Fonte immagine: http://lubna.altervista.org

Commenti

  1. Quando stavo nel quartiere tra la fiera e piazza Jolanda era inevitabile notare certe persone. Le vedevo ogni giorno. S'inventavano storie assurde, forse per spaventare i bambini, che calzassero con alcune abitudini o caratteristiche fisiche inusuali. Con l'età della ragione, l'aura straordinaria svaniva, si cercavano spiegazioni plausibili. Ma c'era un quartiere "sano" popolato da personaggi affascinanti. Tra i quali, anche un'uomo senza un braccio, o meglio con un moncherino al posto dell'arto, che usava per fare di tutto. Stiamo parlando della stessa persona? Ciao,

    Gioacchino

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  2. In Via Carmelitani abitava mia nonna, era quella la mia seconda casa :-) Quell'uomo lo avrò probabilmente visto, ma chi può dirlo? :-)

    Grazie Gioacchino per la possibilità che mi hai dato di ricordare :-) (e perdona il mio quasi costante leggere senza commentare)

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  3. Anche per me si trattava della casa dei miei nonni paterni. Non fosse stato per loro non avrei visto nulla nè di Catania nè della vita. Peccato che dopo... Beh, se non disturbo, le prossime volte che passo ti racconto di altri favolosi incontri di quell'epoca. Mi viene naturale ricordare, con le tue storie (non trascuro di notare le tue intenzioni artistiche che, giuro, meritano grande attenzione; ma l'arte nel mio caso si fa ricordo, e viceversa). Per un annetto ho girato in vespa, quasi ogni sera dalle parti di via Carmelitani, portavo le pizze a domicilio. Ne ho viste di belle. Non preoccuparti dei commenti (purchè tu non abbia reticenze gravi): meglio un buon lettore che non giudica, che un analfabeta con la toga. E' venuta così, andrebbe sistemata. Ciao,

    Gioacchino

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  4. bellissimo!
    (e poi per me le digressioni culinarie sono come il miele per gli orsi)

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  5. Grazie! :-) E' cosa buona conoscere le tue "debolezze" ;-)

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