Del trasferirsi della morte


Il tuo viso spaventato, e quelle analisi. Lì, in quella carpetta lucente.
"Aiutami. Ti prego, aiutami" piangevi.
Tre mesi. Solo tre mesi. Prima che il corpo iniziasse a ribellarsi, prima che il caso accompagnasse i tuoi gesti. Io continuavo ad udire la tua voce. Il dolore. Imparai il sapore delle lacrime.
"Lo farò io amore, lo farò io" ti dissi.

Quando mi chiamarono era notte. Tu dormivi ancora al mio ritorno.

Avrei potuto confessarti quello scambio. Raccontarti, ridendo, del primario. Rabbuiato. Nervoso. Unico colpevole in quella stanza. Rivelarti i suoi pensieri.
"Dimenticare l'inesattezza, l'incidente." "Non far scoppiare inutili pubblicità".
Avrei potuto confidarti le mie angosce. Parlarti del trasferirsi della morte.
Del suo volto, anche, del suo corpo.
"Lo farò io amore, lo farò io" solo questo ripetei al tuo risveglio.

Quando ti portarono via era notte. Lei dormiva ancora al mio ritorno.

Commenti

  1. il tizio non piange la di lei morte ma per la propria impotenza...
    strano è che il posto di lei vede ancora caldo...la speranza?

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  2. No Hanna, volevo descrivere un omicidio "camuffato" ma evidentemente non ci sono riuscito (o era chiaro solo a me) :-)

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  3. Dasada!
    lo scritto una volta pubblicato, non è più tuo....
    lo sai,no?
    io ho immaginato morte dell'amata a causa di cancro, con tutti crismi di tormento umano,delle impossibilità,scorciatoie,impotenza...ed ancora, l'incredulità di uno che si stende su letto e vede ancora la di lei impronta,profumo e adirittura il calore del posto abbandonato...
    come vedi,le mie immaginazioni sanno dell'ingenuo e puro /personalità mia /non avrei mai immaginato l'omicidio,eppure se mi demoralizzo un po' trovero' anche pazzia,genocidio o altro ancora...dammi tempo ;D

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  4. Sì lo so Hanna, e concordo :-)l'appunto valeva per me (e poi tutta la prima parte l'avevo pensata proprio come tu hai scritto) :-)

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