Tapallara - 2 -

"Non cantu l'armi; li lassamu stari
in manu di li vappi e spataccini.
Li fimmini, li masculi, l'amuri,
li purcarii, l'audaci imprisi iu cantu."

Così cera scritto in un quadro allingresso della sua casa con la firma di Micio Tempio a fianco e sotto a una figura di un masculo e di una fimmina che cera poco da immaginare quello che stavano facendo.
Ma in fondo non era una mala persona Don Iano.
Quando era stato giovane prima di trasferirsi nella città sera sposato con una bedda carusidda della sua strada che lui però già allora superava la trentina mentre lei pareva sua figghia tanto era ancora un bocciolo. Tutti erano rimasti contenti di quel matrimonio. Le famigghie erano ricche e muntuate e dentro il paese uno per bene non si poteva desiderare altro dalle cose del mondo.
Ma non era solo questo il motivo di tanta cuntintizza pecchè anche gli sposini i loro i primi anni li avevano campati felici nel miele e tra li carizzi. Ma tutti lo sanno che unnicè il grano cè anche la gramigna e che linvidia come la fame è facile a spuntari.
Il fatto grave fu il tempo che passava.
I figghi non arrivavano e la gente cominciava a parrari e diceva che era lui che non era buono pecchè lei era ancora giovane e china. Forse per questo a quelluomo cera pigghiata la fantasia del fottere in zi chitanza o forse anche pecchè sua moglie con il tempo la sera faceva sempre di più la santuzza devota e senza vogghia. Comunque sia a picca a picca tutti accuminciarono a sapere delle sue uscite fatte con la iaggia aperta e le femmine della città pigghiarono a spiarlo ammucciuni quando lo vedevano passare tutto elegante in mezzo alla strada che un poco facevano loneste e un poco lo sticchio ciavvampava. Quando la sposa morì con la spagnola a Don Iano per quacche tempo ci passano i spittizzi che anche per lui letà cera e oramai quasi solo con i soldi sastutava la cannila.
Larrivo di quella palummedda però ci diede di nuovo fuoco.
Tutto ci passi come una vota. Fresco e pulito. Macari quella figghia attruvata che allinizio mezzo arrirennu e mezzo serio faceva vedere a tutti. "Minnii a fare un giro in campagna e mi tunnau la simenza" diceva. Macari quella fimmina che nellamore non ciaveva più niente da imparare ma che ci stava accanto fedele e che senza lamintarisi in tutti i modi lo faceva contento.
Fu però in questa sua ultima impresa che perse petto e baddi. Forse pecchè a scoprirsi vecchio rimase muto e sincattiviu. Oppure fu solo il troppo sburrari che cullanni ci salì alla testa. Fatto sta che sempre più spesso infatti capitò che stava giornate intere davanti allo specchio della camera da letto tutto a nura. E si taliava. E sa minava se ci riusciva. E bestemmiava. Fu così che si fece pigghiari dalla morti. Cazzu rittu e mano a pugno per questultima novità che laspettava.
Ma questo successe dopo e ancora non ci siamo arrivati a questo punto della storia. Per ora ci interessa sapere che Ninuzza grazie a quel matrimonio di sua madre non ciaveva avuto tanti problemi di soddi pecchè anche se non era Biancaneve da mangiare cera e ciabbastava e cresceva e accuminciava a darici cauci al patrigno e risposte a sua madre e vedeva come si cucinava e sentiva come si futteva e imparava a capiri comè nasciri fimmina e bastarda.

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