Ferragosto


Ha dodici anni Giuseppe e una vespa russa ca ci lassau suo nonno che quando accellera che simpenna pari cavvola.
Quando è arrivato sutta al palazzo suo padre ha spostato il cassonetto della munizza che cè vicino alla fontana per posteggiare più comodo. La messo di lato che tanto oggi non serviva a nessuno e portava solo impaccio. Poi se nè andato.
Assittato supra alla sua lapa ora Giuseppe controlla le marunnuzze i padri pio e le fimmine che quello cià dato da vendere. Cento pezzi di tutte le misure. Acculurati. Bianchi. Con le lampadine.
Me limmagino che gli avrà detto che è giornata buona. Di quelle che ti fai una misata. E in effetti passa un sacco di genti con la machina per andare a buddarisi nellacqua caura della plaia e qualcuno si ferma e Giuseppe guarda e controlla e ci dice i prezzi e non ci leva mancu una lira pecchè allora non ce guadagno e la merce ancora si deve pagare.
Accussì lo vedo per tutta la giornata ogni volta che maffaccio che Giuseppe mancu per mangiare si è spostato che non si può con tutti quei barattelli.
Passa il tempo e si fa scuru. E quasi ora di cena dentro a sti palazzi ca parunu abbandonati. Lui ancora aspetta per tornare a casa.
Non cinnavi prescia che tanto stasira i videogiochi sono chiusi.

Commenti

  1. dio buono!
    ma Tu mi fai ammattire con 'sti racconti.
    pazzesco!
    quel quotidiano vivere passo passo..
    fermarsi ogni attimo per raccontarlo...
    quasi,quasi fermi il tempo...
    sento qualcosa ma non so dirlo...

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  2. Grazie Hanna :-) mi piace quel tuo "fermi il tempo"... riuscire a farlo narrando sarebbe un mio grande desiderio

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