Numeri

Se avessi un buon motivo per farlo, ti direi: "Quattro!" Aspettando, poi, quel bacio che non tarda ad arrivare. Se avessi più coraggio, dico, oserei forse, un "Tre!" Anche se so già che, no, con te non si può scherzare. Due, dunque, penso... fin quando Uno sarà; fin quando sapremo amare.

R.V. si svegliò meglio del solito quel giorno, sì, aprendo gli occhi aveva scorto le sue dita disegnare complesse e misteriose figure nell'aria (come fossi stato un pessimo direttore d'orchestra di uno strano cartone animato, raccontò, poi, sorridendo), ma la fedele emicrania pareva averlo abbandonato, e le sue rughe, notò poco dopo, prima di radersi, sembravano essere quasi sparite.
"Dimmi" propose allo specchio, ma quello non volle spiegargli.

R.V. ha cinquant'anni, ed una vita dietro, e ancora scampoli avanti. Che altro a lui non tocca, ha confidato il medico. E prenda questo, e ingoi quello, e le analisi mi raccomando, ci vediamo presto. R.V. ha chiuso gli occhi, poi, sulla strada, ha donato una lacrima al mondo e si è sdebitato; da par suo, s'intende, che ogni altro gesto non sarebbe stato a lui adatto. "Consono" avrebbe suggerito la sua vecchia maestra, ma di sicuro ormai è morta, e R.V. non ricorda altro nella propria vita, della propria vita.

"Si sente male?" Cloe non parla con gli sconosciuti, ma "sa" di quell'uomo e non riesce a resistere. "Venga, si alzi". R.V. ora ha due anni ed un'amica della mamma da odorare, poi quattro, anche, e piccoli amici, e Lei che lo chiama per giocare.
Il bar dietro l'angolo luccica come una puttana, ma anche il volto di R.V. brilla, e Cloe beve dall'uno e dall'altro, e mima sorrisi dicendo "Son veri", e gli accarezza le mani, e lo bacia, sul silenzio dei suoi racconti.

"Oggi rimani" le disse; poi, nel silenzio, ripresero a parlare.

Settembre 2002

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